Istanbul: lingue, canti, parole e cantastorie curdi

Marco Polo sfoglia le carte, riconosce Gerico, Ur, Cartagine […]  Ma parlando di Troia, gli veniva d’attribuirle la forma di Costantinopoli e prevedere l’assedio con cui per lunghi mesi la stringerebbe Maometto, che astuto come Ulisse avrebbe fatto trainare le navi nottetempo su per i torrenti, dal Bosforo al Corno d’Oro, aggirando Pera e Galata.

Calvino, letto nel letto la mattina mi dà l’ispirazione per iniziare la giornata e aggiunge poche righe alla mie collezione di pensieri letterari su Istanbul. Qui fra Pera e Galata e i tre lembi di terra si parlano molte lingue e io sguazzo nelle eco delle molte culture che ogni giorno si intersecano con la mia vita. Istanbul si apre a te quando arrivi ma poi si richiude, inglobandoti nel suo labirinto di tempo e spazio e ti mette alla prova. Mille porte ogni giorno possono essere aperte, porte nascoste fra le erbacce e dietro gli angoli e ognuna di esse apre su un suono, un’etnia dimenticata, un mendicante che canta in armeno. Oggi Istanbul mi sembra una delle Città Invisibili. Così vicina, così ancora misteriosa. La città dove volevo andare, la città dove sono. 

Parlo in italiano con la mia amica brasiliana, lei nella sua lingua e tutto fila liscio. Grazie a Chico Buarque e a Caetano Veloso per avermi insegnato un po’ di portoghese. Il mio inglese sta migliorando e peggiorando poiché i buchi nella memoria sono colmati da parole turche, o italiane, sperando bene che la radice latina faccia il suo lavoro.  Mi sono misurata con il turco nel canto e con la lingua del Mar Nero, l’armeno è  misterioso e il curdo è spigoloso ma mi sono così affini le melodie di questa cultura…

La settimana scorsa ho assistito ad un concerto di cantanti curdi  che  parlavano in maniera del tutto naturale solo nella loro lingua, seduti intorno ad un tavolo con bicchieri di thè nero, lei con un vestito paillettes lui con le scarpe appena lucidate brillavano in mezzo ad palco che aveva l’aspetto di un salotto di casa.

Dengbej Xalide e Dengbej Bedredin, appartengono alla classe dei cantastorie, dei poeti Dengbej appunto, che tramandano la tradizione curda e la loro storia attraverso antichi canti epici. Cantano a cappella come i nostri poeti maremmani che fanno ottave di endecasillabi, o con lievi bordoni strumentali e dalle notizie che mi sono arrivate come questi ultimi anche il loro ruolo comunitario è di fondamentale importanza. Per capirne la poesia è chiaro che bisognerebbe conoscere il curdo molto bene; sono poeti e le parole sono fondamentali, descrivono l’amore, la loro storia e i conflitti del loro popolo. La poesia orale è uno strumento importante per tramandare la storia di una comunità  tanto più se ha una storia travagliata come quella del popolo curdo. E’ possibile ascoltarli adesso ad Istanbul ma in passato quest’arte era vietata come ogni manifestazione di lingua o cultura curda. Mi ricorda quando i miei poeti maremmani mi raccontavano di quando cantavano negli scantinati durante il fascismo…

La voce dell”uomo era potente e partiva da ogni punto del suo corpo, saliva e scendeva con morbidezza alternando frasi melismatiche e note lunghe. Un canto sul registro parlato con meravigliosi tratti melodici, incredibilmente suggestivo se pur non capissi una parola di quello che dicesse. Lei cantava magnificamente e si rivolgeva a lui come ad un maestro.

Purtroppo non ho potuto fare video e allora un assaggio dalla rete…

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Intervista e live per Açık Radyo a Istanbul

Un avviso al volo.

Domani su Acik Radyo andrà in onda una mia intervista dove parlerò delle mie ricerche sull’ottava rima e la poesia orale in Toscana. Poi, insieme a Uygur Vural, parleremo poi del nostro repertorio ispirato alla musica tradizionale italiana che stiamo portando in giro a Istanbul come Duo Sub Rosa e Malarazza. Suoneremo dal vivo e manderemo la nostra musica. Fra le 19.00-20.00 su Açık Radyo (94.9) o www.acikradyo.com.tr (il programmo rimarrà in archivio).

Tomorrow on Acik Radyo you can listen my voice in a interview about my research on oral poetry in central Italy; with Uygur Vural we will speak about our music inspired by italian folk repertoire that we are performing in Istanbul with Duo Sub Rosa and in the project Malarazza. We will also play live. Between 19.00 and 20.00 on Açık Radyo (94.9) o www.acikradyo.com.tr (the program will be in archive).

Upcoming concerts of December / January – concerti di Dicembre/Gennaio

13. MALARAZZA, Italian folk song from the old tradition

W/ Uygur Vural, and Mete Çiftci
Molly’s Cafe, Sahkulu sok no 12 Galata Beyoglu

15. DUO SUB ROSA and SAKI
W/Pauline Willerval, Ruben Tenenbaum and Uygur Vural
GitarCAfe, Caferağa Mah. Sakızgülü Sk. Taranto Apt. No:7/1 Kadıköy, İstanbul

17. MISSED TRAIN, Improvvised music

W/ Uygur Vural, Yannis Saxonis, Erçin Kaya, and Serdar Ateşer
GitarCAfe, Caferağa Mah. Sakızgülü Sk. Taranto Apt. No:7/1 Kadıköy, İstanbul

January
11 MALARAZZA, Italian folk song from the old tradition

W/ Uygur Vural, and Mete Çiftci
GitarCAfe, Caferağa Mah. Sakızgülü Sk. Taranto Apt. No:7/1 Kadıköy, İstanbul,

Absolute Darkness – Concerto nel buio – 1 Dicembre @ Karanlık İşler

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Appena mi hanno proposto di partecipare a questo concerto sono stata entusiasta ed ho accettato subito, per il luogo interessante, per la meravigliosa compagni di ottimi musicisti e per l’idea in sé. Via via che si avvicina la data sto cominciando a realizzare di cosa si tratta e che suoneremo completamente al buio per almeno un’ora e mezza. Niente contatto visivo, niente possibilità di “barare”, niente comunicazione gestuale: buio e basta. Strano no?                                                   Sono in preparazione melodie tradizionali italiane e turche oltre che una parte di musica improvvisata.                                                                                                                                                      Se siete da queste parti non mancate questa esperienza sensoriale molto particolare.

Di seguito “rubo” il post di Korhan che ha scritto sull’evento. Saremo al Karanlık İşler, nel quartiere storico di Tunel, vicino alla Torre di Galata.

S. Ağıryürüyen, E. Lanfredini, U. Vural, K. Erel at Karanlık İşler, Dec 1

Have you ever performed in pitch darkness? I have not. Sumru Ağıryürüyen, singer and improviser extraordinarie, had the idea of us improvising and singing in total darkness to an audience at Karanlık İşler (Dark Dealings in English). We asked and they said yes. So, on December 1, 2013, Sumru, me, singer/actress/improviser Elisabetta Lanfredini and cellist/improviser Uygur Vural will play a concert of freely improvised music as well as songs from Turkey and Italy, ranging from an abstract instant of free improv to a lullaby from Italy followed by a song from the Aegean.

Come and “hear” us!

Sumru Ağıryürüyen: voice
Korhan Erel: computer, melodica
Elisabetta Lanfredini: voice
Uygur Vural: cello

Karanlık İşler is in the historic quarter of Galata in Istanbul. The concert will start at 8.00pm. Tickets are available at the door and cost 40TL, including a glass of wine.

Concerti a Istanbul

A Istanbul la mia vita musicale si sta sviluppando e non mancano incontri interessanti fra musicisti.

A Ottobre ho tenuto un divertente concerto di musica improvvisata con una violinista turca super-creativa Özlem Kaya: entrambe abbiamo una visione performativa della scena e condividiamo anche una visione dell’improvvisazione che si basa con un dialogo con il pubblico, con i nostri stati d’animo e con il circostante. Melodie tradizionali, voci registrate provenienti dai nostri back-ground familiari e molte altre cose ancora si sono sviluppane in scena. Speriamo di replicarlo in Dicembre.

Per Novembre sto lavorando ad un concerto sulla musica italiana tradizionale che andrà in scena il 23:  sta ricercando il suo suono definitivo e assaggiando vari strumenti anche tradizionali come il santur.  Finalmente le mie ricerche sulla musica tradizionale, le storie che ho raccolto e alcuni famosi canti popolari italiani hanno trovato spazio nella mia arte. Come amo dire, dopo anni di jazz, di studi musicali e di conservatorio, finalmente posso sperimentare una dimensione folk molto spontanea e divertente che scava però profondamente nelle radici del nostro paese e nel significato della canzone folk.

In Dicembre parteciperò invece ad un concerto molto interessante con alcuni dei migliori musicisti della scena della musica improvvisata di Istanbul. Si tratta di qualcosa di molto particolare poiché il concerto si svolgerà completamente al buoi per una profonda esperienza sensoriale attraverso il suono…

stay tuned…

Upcoming concerts

23 NOVEMBER/ NOVEMBRE  –  MALARAZZA 

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1th DECEMBER    –  ABSOLUTE DARKNESS

Sumru Ağıryürüyen (voice), Elisabetta Lanfredini (voice), Uygur Vural (cello), Korhan Erel (computer) –     @Karanlık İşler (Dark Business), Galata, Istanbul

13 DECEMBER/ DICEMBRE-  MALARAZZA 

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OCTOBER  24.  KAYA/LANFREDINI DUET

@W/Özlem Kaya violin – Gitar Cafè; Kadikoy, Istanbul

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Agosto, di nuovo.

Un anno fa di questi tempi avevo ancora l’adrenalina di aver lasciato la città dove ho vissuto 10 anni, la casa dove ne ho trascorsi 4 ricchi di ospiti, storie buffe e momenti indimenticabili. La grande sala della casa di famiglia in Toscana sembrava un accampamento pellerossa, io dormivo con un letto di fortuna in mezzo alle mie scatole in compagnia dei gatti in una zona totalmente di passaggio ma completamente a mio agio, attendendo che la stanchezza mi permettesse di riorganizzarmi un giaciglio più decente. Tutto era appena stato rimesso in discussione e cominciava il mio nomadismo che ad un anno di distanza non è ancora finito.

Poi Istanbul la prima volta, poi la seconda con molte bellissime sorprese.

A Luglio mi sono laureata al biennio in conservatorio che rappresentava l’unico vero impegno che ancora avevo verso l’Italia e Bologna. Fra Luglio e Agosto per un mese intero ho girato l’Italia con Uygur Vural, eclettico musicista turco con cui ho portato in giro un progetto sulla resistenza turca che abbiamo vissuto insieme a Istanbul. Abbiamo fatto vari concerti, interviste in radio e conferenze e siamo infine approdati al Teatro Valle a Roma come ultima tappa del nostro peregrinaggio musicale. Fra un concerto e un altro abbiamo suonato per strada in tutte le città in cui ci fermavamo, percorrendo in macchina più di duemila kilometri…Bologna-Padova-Venezia-Firenze-Roma-Siena-Pisa-Olbia-Siena-SanGimignano…

Un viaggio intenso pieno di musica, di incontri e di amici che hanno spalancato le porte delle loro case per ospitarci con grande generosità, ricreando e consolidando rapporti umani alcuni nuovi e alcuni di vecchia data.

Ora sono immersa in un pigro agosto in cui mi sto ri-orientando verso la Turchia e a Settembre sarò di nuovo a Istanbul ma l’idea è di rimanere aperti a scambi e spostamenti e sicuramente dopo un po’ di riposa ripartirà la promozione europea della nostra performance.

GEZI RESISTANCE “On the street”

Io e Uygur Vural, artista e violoncellista turco che vive a Istanbul, stiamo lavorando ad un concerto/performance nato a Istanbul nei primi giorni di rivolta. Racconterà la nostra storia, quella in cui abbiamo cominciato a suonare ninna nanne e canzoni italiane in strada che ad un certo punto sono state avvolte da cori di strada e rumore di spari. Mascherine ed elmetti erano i nostri strumenti insieme a quelli musicali.

La storia quindi di Gezi Park, della rivolta turca che è ancora in atto, raccontata attraverso gli occhi di due musicisti di strada.

Prossime date sicure, altre ne arriveranno…

17 Luglio – Costarena, Bologna

18 Luglio – TPO, Bologna (in occasione di un’intera giornata dedicata alla resistenza turca, stay tuned, a presto i dettagli)

 

Abbiamo lanciato un appello su facebook e continuiamo a lanciarlo: staremo in giro 20 giorni, dal 10 al 30 Luglio, cerchiamo concerti e aiuto di ogni genere per portare in giro la nostra musica…ospitalità, contatti, inviti a cena, ingaggi per concerti…molte grazie, il nostro appello è stato ascoltato e speriamo che lo sarà ancora.

 

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La mia intervista sulla rivista DUEMILA-my interview on arts magazine DUEMILA

Nel numero di Maggio di Duemila, rivista di arte e cultura, è stata pubblicata una mia intervista sulle mie attività musicali e di ricerca…Modigliani in copertina è un grande onore! La rivista e’ uscita mentre ero in Turchia quindi ne sono entrata in possesso con molto ritardo. E’ strano vedere come le cose cambino in poco tempo: adesso mancano nomi, esperienze e progetti che hanno un posto speciale nella mia vita.

My interview on Duemila, magazine of culture and arts, number of May. Modigliani on the cover, such an Honor! It has been published when I was in Istanbul and it’s so strange to read it  now: in this short period many important things happened and it seams to me that I forgot to speak about important experiences and persons that in the meanwhile took a special place in my live…

E.

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Aggiornamenti di primavera inoltrata. Istanbul cap. 1 Bis?

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Quasi mi infastidisce la malinconia dei miei post precedenti. Alcuni dei miei racconti della Turchia sono così malinconici da ricordarmi la tristezza delle descrizioni di Pamuk. Tristezza malinconica che non sopporto. Sarà che durante questo nuovo soggiorno a Istanbul sta sparendo quella sensazione di sospensione e disorientamento che avevo i mesi scorsi. 

Sono qui da più di un mese, l’idea era di venire a riprendermi le mie cose e poi tornarmene in Toscana a finire la tesi, ma niente! ho lasciato partire il mio volo Turkish Airlines senza di me e mi aspetta uno scomodo economico volo Pegasus per rientrare in Italia in una data che a oggi non ho ancora deciso.

Sono venuta per partecipare ad un festival nella seconda metà di Aprile, Festival della Musica Improvvisata in cui ho suonato con i miei amici musicisti di qui. Da lì poi tante porte si sono aperte e inviti su inviti sono ancora qua.

La malinconia è sparita perchè mi sento che vivo qui, ho i miei amici, i miei luoghi, i miei progetti musicali e le mie cose da fare. Tornerò in Italia a sbrigare delle cose e poi di nuovo qui, senza incertezze.

Questa volta alloggio da amici nella pate più europea della città e ne vivo il lato più modernamente culturale. Mi imbatto ogni giorno in a gallerie d’arte, antiquari, musei,  festival e concerti di musica improvvisata. Adoro stare qui e andare a studiare nella modernissima biblioteca del Salt, poi uscire e bermi il succo di arancia dal venditore ambulante ad una lira.

Molte cose musicali si stanno muovendo, due giorni fa ho registrato una live session in studio con un trio di amici e non vedo l’ora di sentire il risultato. Per il resto continua la mia esportazione delle canzoni italiane tradizionali in Turchia e finalmente, già passati i trent’anni, sono diventata basker per la prima volta.

Suonare in strada a Istanbul è un’esperienza unica, musicale, umana e antropologica. Sotto la torre di Galata i turisti si mettono in cerchio e applaudono. Alle mie spalle la poesia della torre italiana e mi sembra di essere in un teatro d’opera. Sulla discesa di Tunel, fra i negozi di strumenti musicali e di frutta, i giovani si fermano ad ascoltare e a volte tirano fuori una bottiglia di vodka dalla borsa e ti offrono una bevuta. Le domande sono sempre le stesse: (suono in duo con un violoncellista) che strumento è quello? In che lingua canti? Le stesse domande per tutti, le stesse reazioni cortesi abbattono le differenze sociali. Il proprietario del negozio di vestiti davanti al nostro angolo saluta ogni sera e lascia cadere manciate di spicci nel nostro cappello. Lo spazzino fa aspettare il camion e si ferma allegro ad ascoltare e poi chiede le stesse domande di tutti.

Un capitolo a parte andrebbe adesso aperto per i bambini. I bambini che fanno inchiodare tutta la carovana dei parenti per fermarsi ad ascoltare. Quelli che ti sorridono e poi si nascondono e quelli che arrivano ad un centimetro da noi e rimangono lì come statue di sale.

Primo capitolo dunque di un avventura nuovissima che sfocerà, se il fato non fa scherzi, in un trasferimento vero e proprio in settembre.

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Gli ombrellini trasparenti e le Türkü Evi. Istanbul cap. 10

(Dai miei appunti di viaggio. Dicembre 2012.)

Pioggia e vento, vento e pioggia, ombrellini trasparenti da 3 lire turche e mezzo che si aggirano avunque per la città. Sono troppo piccoli e poco resistenti ma almeno si vede il cielo attraverso, e anche il mare e i taxi che scivolano sulla strada bagnata.

Su Moda Caddesi il fornaio è sempre aperto, chiude la porta adesso  che è freddo e lavora in cannottiera come un muratore. Mi viene ad aprire la porta, mi sorride e stavolta mi risparma la lista delle squadre di calcio italiane che sa a memoria. Indica il pane che prendo di solito e dice qualcosa che non posso comprendere. Frugo velocemente nel mio piccolo vocabolario mnemonico: “küçük” e mi guardo intorno cercando un pane più piccolo. Questa deliziosa parola apre un mondo alle sue spalle fatto di pane appena sfornato che il mio fornaio prende con le mani e ripone in una grezza busta di plastica – che però chiamano poşet (da leggere alla francese) e solo per questo assume tutta un’altra aria.

Chiedo quanto cosa ma bastava allungare una lira: quel pane non supera mai il prezzo di una lira ma mi va di interagire con il mio poco turco e mettere alla prova la mia comprensione della risposta.

“Elle kuruş”. Perfetto, sono stata fortunata. Capito tutto. Tamam? Tamam. Allungo la stessa lira e prendo i 50 centesimi di resto, saluto e ringrazio come se sapessi la lingua.

Tengo stretto l’ombrellino e il pane caldo al petto come se qualcuno fosse in agguato per rubarmelo, o come una borsa dell’acqua calda, che non ho e non ho mai avuto.

Istanbul mi manca già. Mi manca forte nella pancia.

Questi ultimi giorni le sto appiccicata come un innamorato che sta per partire. Il mio amico curdo dagli occhi chiarissimi ha capito tutto della mia malinconia e mi ha guidata negli angoli più remori di Beyoğlu, scegliendo ogni scorcio con attenzione. Con pazienza abbiamo cercato un posto dove sederci fino a finire in una tipica Türkü Evi nella zona dove ne trovi una ad ogni angolo. Funziona così a Istanbul, le strade sono tematiche per le attività commerciali, così se cerchi un antiquario non devi far altro che imboccare la strada degli antiquari, e se cerchi uno strumento musicale, quella degli strumenti musicali e così via…

Le  Türkü Evi sono i bar che offrono ogni sera concerti di musica tradizionale, sono affollate e piene di fumo: il turco medio di solito nei locali infrange “con educazione” il divieto di fumare facendolo a turno.

Scorrono rakı e canzoni, canzoni e canzoni suonate con passione dai due musicisti con saz e chitarra. Voci bellissime e io sobbalzo ogni volta che conosco una melodia. La gente canta e lascia post-it sul leggio con le richieste musicali, l’aria è di festa e questa musica avvolge tutto compreso i miei pensieri.

Fra qualche giorno si torna in Italia e poi si vedrà. Ho scelto di rompere la routine della mia vita bolognese, ho scelto di partire senza appigli e vedere che succedeva; alcune cose mi chiamano forte in Italia, altre qui, mentre altre ancora mi scacciano da Istanbul. Sta per scadere il terzo mese e con lui il mio visto. Sento il destino che si plasma sui miei rapidi cambiamenti, è un momento di passaggio ma è pieno, pieno di vita.

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