In Toscana canta anche La Befana.

Non ho foto da mostrare. Nè video nè registrazioni della giornata di oggi.
Sono stata a Ribolla per la prima volta da laureata.
La notte fra il 5 ed il 6 gennaio in Maremma si canta La Befana.
Oggi i miei amici ribollini, vestiti di tutto punto da befane e pastori, con fisarmoniche, chitarre e percussioni hanno cantato quartine che ormai mi sono familiari. La radice che mi ha ricondotta alla mia terra sprofonda nel terreno maremmano e si insinua prepotentemente nella mia vita.
Non ho ripreso nè fotografato, ho solo ascoltato ed ho vissuto la festa come una del paese. Mi sentivo nuda senza registratore al collo e quasi imbarazzata a stare fra i piedi senza telecamenra.
Commozione profonda nel sentirmi parte di una tradizione. Nell’averla riscoperta mia.La Toscana. La Maremma. Il popolo mitico e misterioso degli Etruschi. L’alto Lazio.
Le fisarmoniche. Gli operai. I contadini. Il Primo Maggio, festa della primavera e della lotta.
I modi rudi. Le nacchere. I cappelli di paglia. Il fieno ed il vimini. L’italiano antico.
Carducci. I cipressi. Dante. Guidoriccio da Fogliano. Montemassi. Le balze di Volterra. La Pia dei Tolomei. I Guelfi e i Ghibellini. La voce forte e i canti urlati. Le terre rosse e grigie. La pianura. Il sole a scendere verso Grosseto.Esplosione di esagerata appartenenza. Centro del mondo interiore.
Questa volta ripartire per l’Emilia Romagna mi mette stranamente in dubbio.
Vado e torno. Prometto. Salirò verso la pianura ascoltando ancora il Coro degli Etruschi. 

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A parole mi avrebbero buttato in prigione.

festa della poesia estemporanea di Ribolla. Aprile 2008.                                                                                                                 Foto: www.angelotrani.com

Mi sono laureata.

La mia tesi sull’ottava rima improvvisata che mi ha portata nei meandri più tipici della Maremma toscana alla ricerca di anziani poeti contadini, è giunta al termine. Almeno accademicamente, visto che ho già un’appuntamento per la Befana per tornare a trovarli e sentirli ancora cantare,
ed ho già una parola con un paio di amici per andare in Sardegna a cercare poeti sardi che cantano ottave.

Titolo:
 " A parole mi avrebbero buttato in prigione"
Aspetti sociali e politici del canto in ottava rima attravero le parole dei poeti.

Durante la stesura della tesi ho dovuto riflettere molto sul canto e sul suo significato sociale.
Il canto come mezzo per dire ed esprimersi.
Cantare quello che si sente, cantarlo perchè certe cose a parole non si possono dire. Cantare per farsi sentire di più, per farsi ascoltare meglio, e per arrivare più diretti all’ascoltatore.
Cantare per farsi intendere solo da chi si vuole, per giocare con le parole ed i suoni in modo astuto.
Cantare per la necessità di dire.

La citazione del titolo è una parafrasi di un discorso sull’ottava emerso in un intervista ad un poeta maremmano,
lo riposto di seguito: spiega perfettamente l’argomento della tesi, senza che ne dica parole di troppo.

Però a cosa mi serve questa rima?
Io bisogna lo dica.
M’ha permesso di dire cose in certe occasioni
che se l’avessi dette a parole,
qualche volta, dico,
non mi avrebbero buttato in prigione ma poco ci manca.
N.G.*

* P. Pannozzo, “L’arte del Dire, Convegno di studi sull’improvvisazione poetica”, Roccastrada (Gr), 1999, p. 172.

Festa di Ribolla 2008. Reportage di Angelo Trani.

Finamente sono in rete le foto della Festa di Ribolla 2008!
(cliccate sulla foto per vederle tutte)

                      Ivo Mafucci   

    

Ecco l’ottava che ci accoglie alla nostra entrata:

Prendo la penna e con la mano scrivo
voglio elogiar Ribolla e i suoi abitanti
questo paese sorridente e vivo
meta di poeti e altri cantanti;
il circolo sul campo è sempre attivo
procura fondi personaggi e impianti
con tante donne volontarie e attive
così la poesia a Ribolla vive.

B.M.
(ndr: immagino sia Benito Mastacchini, uno dei poeti più autentici della zona)


Ribolla è la roccaforte toscana dell’ottava rima, molti poeti ambulano là attorno ed è ormai un rinomato punto di raccolta per chi ama cantar di poesia o assistere ad incontri più o meno organizzati dei militanti della poesia improvvisata.
Perchè Ribolla? Per alcuni motivi, fra cui quello dell’appartenza a questa cittadina di Domenico Gamberi.
Gamberi, che smisurato passionista della poesia a braccio, oltre ad aver creato l’Associazione Lampis con lo scopo di salvaguardare e diffondere quest’ arte, e ad avere uno degli archivio più agognati da tutti noi ricercatori, lotta ogni anno duramente per tener saldo l’appuntamento annuale della Festa di Ribolla.
Per l’occasione la sala Arci diventa un teatro in cui si susseguono, per un numero di ore non determinabile (per la loro abbondanza…), numeri di poesia improvvisata, stornelli e maggi.
L’atmosfera è magica e surreale: i poeti si ammucchiano nelle quinte, noi
ricercatori e studenti ci arrampichiamo ovunque per documentare il tutto il meglio possibile, le donne del paese unite le loro forze, preparano delle vere merende toscane (nel senso che meritano il marchio DOCG, come il Chianti!), il pubblico meraviglioso ascolta attentissimo, applaude, e trova ogni modo per comunicare il suo divertimento o il suo dissenso.

Quest’ anno, per la prima volta ho assistito all’evento e sono andata ben accompagnata: qualcuno mi ha detto che le etnomusicologhe si muovono sempre con i fidanzati; io ho fatto di meglio, ho portato ANGELO TRANI, mio bravissimo fotografo di fiducia nonchè mio amico ormai da anni.

Da questa gita maremmana, Angelo ha realizzato questo bellissimo reportage…

Enjoy!