Saggio di fine anno. MEDITERRANEO, ACQUE CHE RACCONTANO.

Siamo lieti di invitarvi al nostro saggio!

E’ consigliata la prenotazione (percorso.vitale@gmail.com)

I corsi di canto andranno avanti tutta l’estate…

Immagine

 

 

Laboratori vocali:

Beatrice Sarti e Elisabetta Lanfredini

 

Regia, ricerche, arrangiamenti:

Elisabetta Lanfredini

 

Assistente alla regia, tecnico di scena:

Giovanni Marandola

 

Voci:

Jessika Pini, Stefania Megale, Silvia Cavalieri, Rachel Gasser, Giulia Giunguzza, Greta Baccaro, Anna Chisena, Marianna Murgia, Valentina Lisanti, Valentina Preda, Monia Casalini, Elena Rizzo Nervo, Emilia Borrelli, Arianna Galati, Valentina Donati, Antonella Mastroianni, Vincenzo Spolaore, Francesca Colli, Martina Tovoli

 

Musicisti in scena:

Beatrice Sarti, Elisabetta Lanfredini, Maurizio Mancini, Laura Francaviglia, Elio Pugliese

 

Attori:

Eva Beriatu, Giovanni Marandola, Yigit Saner

 

 

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La Iena di San Giorgio

Questo gruppo è stato la mia famiglia per quasi due anni;
   giovedì vanno in scena , vi presento lo spettacolo:

La Iena di San Girorgio - 2S
 

LA IENA DI SAN GIORGIO DI GUALBERTO NIEMEN
nell’adattamento di Arnaldo Picchi
 
MATERIALI SCENICI ELABORATI NEL CORSO DEL LABORATORIO DI RECITAZIONE
PER STUDENTI TRIENNALISTI DAMS CONDOTTO DA MASSIMILIANO COSSATI

 
Tutor e bambolottai
Tommaso Arosio / Eva Beriatu / Fedra Boscaro / Massimo Conti / Massimiliano Cossati /
Irene Lentini / Fulvia Lionetti / Giovanni Marandola / Azzurra Spirito /
 
 

Personaggi

Capitano Carletto, dei cacciatori volontari della iena

Testafina, volontario

Carlotta, vecchia coraggiosa volontaria

Gianduia, volontario

Colombina, fidanzata di Gianduia

Bianca, maestra, fidanzata di Carletto

Giorgio Orsolano, salumiere speciale!

Dottore

Sindaco di San Giorgio

Tre o più Guardie

Alcuni Personaggi a piacere  

 
– DEDICATO AL PROFESSOR ARNALDO PICCHI –
 
 
 Dalle note di copione, di ARNALDO PICCHI

 

E’ necessario scirvere un commento, un midrash,

per ogni aggettivo sorprendente che compare in un testo.

 

Ci sono subito da dire alcune cose.


Questo è un lavoro per bambole e per attori che sono anche manovratori di bambole (bambole che essi stessi si sono costruite con pezzi recuperati da un immondezzaio). L’opposizione, voglio dire, è tra la vitalità quasi infantile degli uomini che se le costruiscono e la demonicità maligna delle bambole, che tendono invece a portare tutto, testardamente, in una storia di sangue e di paura. Esseri perfetti, salvo che non possono muoversi; e che detestano, per farlo, di dover dipendere da quell’essere provvisorio e mutevole che è l’uomo.


La seconda è che il limitato spazio scenico a disposizione è in realtà infinito, in quanto ogni bambola e ogni bambolottaio, come un bambino nel gioco, ce l’ha interamente e tutto per sé.  In questo spazio aperto e multiplo c’è poi anche uno spazio segreto – uno spazio che contiene tutti gli altri, anche l’intero paese di San Giorgio; un sottopalco, la tana del macellaio, il mattatoio-laboratorio.


La terza cosa, infine, è che in quell’epoca lontana e agreste il signore di questi universi che si sommano l’uno all’altro a fare un paesino sperduto chissà dove, è il terzo cavaliere; il cavaliere che entra sul cavallo nero e porta una bilancia in mano, a indicare povertà e fame. Ma è inutile dire che queste come tutte le altre Storie intercalate al testo originale di Niemen servono solo agli attori, esercizi di autoaddestramento, e devono restare solo a loro. La traccia drammatica potrà risultare vera solo se resterà approssimativamente comprensibile. Se molto sarà taciuto. L’unica cosa che dovrebbe quindi apparire chiara è che qui, tra questi personaggi e queste bambole, c’è qualcosa di tenuto nascosto; che li insegue e di cui non vogliono parlare.

(…)

Badare alla fatica con cui gli attori muovono le loro bambole; lo sforzo, una condanna.
Ma una condanna che si è deciso di servire orgogliosamente.
E questo è un altro modo per osservare la vitalità quasi infantile degli operatori delle bambole. Pure, operatori e bambole, uno è legato all’altro,
e comunque salva l’altro – la forma della mano è la forma dell’oggetto e la forma dell’oggetto è la forma della mano.
Da ciò possono essere derivate molte immagini di questo spazio-paesino della bassa, luogo concentrazionario, colonia penale, cava a cielo aperto, eccetera.
Mano e attrezzo vogliono dire lavoro attraverso, cioè per mezzo di un altro; con un altro. E questo altro può essere chiunque, un amicone, ma anche un avversario, un assassino. Ballare con l’assassino, la tenerezza dell’assassino, la tenerezza del lupo, la malvagità dell’amante macellaio.
E questo è per la tota Rosetta e il suo amore Giorgio; ma si tratta già di un’applicazione.
Perché tutto questo vuol dire temere che l’altro, l’infido, l’ingannatore, sia la propria stessa anima. E quindi, legate assieme, la mano che fa e la mente che sfugge.
E questo è il grande ballo del luogo, la fiera in atto, perché è evidente che la fiera di S. Giorgio, con le sue squallide lampadine notturne, è sempre in atto. Molte conseguenze per determinare l’aspetto dell’ambiente, qui è primavera – ma là potrebbe essere inverno, con uomini coperti da masse di stracci.
Così potrebbe essere che tra le mani di questi infagottati omoni, le bambole diventino oggetti sempre più minuti e fragili, micidiali, ferali (e badare a Testafina lo storpio, come s’è mostrato, come si è travestito). Di certo i bambolottai non indossano neutri abiti di scena; ed è solo quando la lotta con le bambole diventerà serrata che uno dopo l’altro si maschereranno, tireranno fuori le loro bautte, o visiere da saldatori, o qualcosa del genere, occhiali contro le schegge di ferro, crani di ferro. Via via prendono la forma dei loro avversari; l’anima penetra nella mano, la mano penetra nell’anima.
A.P.