Ninnananna di Barberino (Val d’Elsa, si intende)

Nel mio soggiorno nella mia zona di origine in Toscana, un po’ per riposo e un po’ per  ri-organizzare la mia vita, mi sto occupando di nuovo di tradizioni popolari toscane. Un paio di settimane fa sono stata in Maremma ad uno degli incontri annuali dei poeti improvvisatori in ottava rima, ho raccolto nuove rime e rincontrato persone care che conosco ormai da anni e che portano avanti un’importante tradizione toscana.

Adesso però, mi sono posta un’obiettivo che riguarda esattamente la mia zona e il mio comune, Barberino Val d’Elsa. Prima di tutto bisogna risolvere questa costante incomprensione riguardo al nome Barberino che evoca il comune più esteso di Barberino del Mugello che si trova invece sull’Appenino e nella parte Nord della Provincia di Firenze. Quella di Val d’Elsa è invece di un piccolo comune immerso nelle campagne del Chianti al confine con la provincia di Siena e che gli amanti della letteratura medievale conosceranno per via di Andrea da Barberino (Barberino Val d’Elsa, 1370 circa – 1432 circa), autore fra gli altri de I Reali di Francia e precursore del romanzo cavalleresco italiano. E’ invece a Francesco da Barberino che è dedicata la statua che affaccia sul panorama di vigneti e colline: notaio, poeta e miniatore e “uomo di vasta cultura e grande rettitudine” a detta della Treccani.

Si sa che in Toscana il Medioevo ha segnato profondamente la popolazione anche a distanze di  parecchi secoli (se è andate a Siena chiedete per strada della vittoria di Monteaperti -1260!- e ve la racconteranno come i nostri nonni raccontano la Seconda Guerra Mondiale).  Non suona strano dunque, che in una ninnananna salvata da Caterina Bueno e nota come Ninnananna di Barberino, ci siano tracce delle battaglie medievali combattute fra la città del fiorentino e la più famosa e senese Sangimignano.

Mi sono chiesta dunque se questa ninnananna sia ancora nella memoria della gente di Barberino e se qualche nonna o mamma la usa ancora per far addormentare i bambini.

Stamani ho preso la macchina, la telecamera e un taccuino e sono andata con mio marito nel centro di Barberino a fare qualche domanda. La mia idea era di recarmi nei due bar principali del centro, ma ahimè uno era chiuso e l’altra semi-vuoto. Parando con la gente però, ho avuto interessanti informazioni, numeri di telefono, nomi di appassionati di storia del paese e di stornelli tradizionali. La ricerca è appena cominciata.

Nell’attesa di trovare qualcuno che mi canti una versione di questa ninnananna antica, mi piace osservare la mia gente ed il loro rapporto con il folklore e la tradizione. Esiste un coro a Barberino che canta anche stornelli e canzoni toscane, il terreno sembra fertile, speriamo in interessanti sorprese.

 

La Ninnananna di Barberino è arrivata fino in Turchia, questa è la  versione che suonammo nel 2013 per la TRT, tv nazionale turca.

 

 

 

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Primo Maggio

Istanbul, Primo Maggio.

Sono due anni che faccio il Primo Maggio qui ma mi prudono le mani perché vorrei avere in testa il cappello di fiori e cantare forte in Maremma:

“Vieeen La Primaaaaaaaaveraaaaaa Fioriscono i Bei Fioooooriiiii

Chi nooooon lavooora son tutti sfruttatooriiii

Cieelooo Mare e Terraaa Che c’appartienee a tuttiii

Su compaaaa’ che liberi siamo già! 

che liberi siamo già! che liberi siamo giàààààà!

Quando cominci a viaggiare sei sempre lontano da qualche cosa. Dagli amici, dalla famiglia, dal tuo amore, dalle tue passioni o dalle tue radici.

Allora qui a Istanbul la città è blindata e l’unico contributo che possiamo dare per fare un augurio di Buon Primo Maggio, di Buona Primavera,  di Pace e Prosperità è fare musica e fare arte. Ecco quindi il nostro video che ancora una volta parla di Taksim e della situazione politica turca. In piazza non si entra. E io penso ai Maggerini che adesso in Toscana chiedono di entrare nelle case con fiori e canti. In piazza non si entra e la città è blindata. Allora anche noi “cantiamo per la pace” …

 

ottava rima: links e altro

Lo spostamento di piattaforma da Splinder a WordPress che ho dovuto fozatamente fare ha creato qualche scompenso nel blog. Soprattutto succede che io continuo a dire di venire a vedere i miei video sull’ottava rima su SiVocifera e questi video non appaiono più di seguito agli articoli.

Abbiate pazienza…stanno tornando tutti al loro posto, così come la mia tesi da scricare (che invece mi ha portato via Megaupload) c’è tornata solo di recente. Per adesso posso solo invitarvi a visitare due posti sicuri in potete vedere i miei video:

1) nella pagina Ottava Rima dal mio sito. Lì c’è tutto. Articoli e links ai video.

2) se invece vi interessano anche altre cose di me, frammenti di live ecc…potete direttamente fare una visita al mio canale su youtube: www.youtube.com/bettabu

3) la mia tesi ha trovato un nuovo posto online. Potete scaricarla qui.

Il blog è bello, ma questo piccolo incidente implica una manutenzione che ho tempo di fare solo saltuariamente…ma insomma, abbiamo trovato una soluzione per il momento.

Se cercate qualcosa che non riuscite a trovare potete sempre scrivermi una mail.

😉

EL

NEWS. Della didattca del canto, dell’ottava rima e altre piccole cose

Carissimi lettori,

mi viene in mente la scena di Matrix Revolution in cui Neo va a trovare l’Oracolo che ha cambiato, come dire, configurazione elettronica….l’abbiamo fatto anche noi di SiVocifera, ci riconoscere? Sono spariti solo i link ma torneranno a breve.

Sono qui per raccontare un po’ di news, ce ne sono una serie, partiamo dalla didattica.

Dopo la riuscita esperienza di “Yes, we Brecht!”, il concerto degli allievi del Dicembre 2010 incentrato sulle musiche delle opere di Bertold Brecht, abbiamo pensato di accompagnare gli allievi in una nuova occasione di live che intende sondare ancora l’elemento scenico/teatrale.

Per l’allestimneto del concerto di fine a.a. 2011-2012, terremo un ciclo didattico che si svolgerà fra Febbraio e Maggio per chiudersi i primi di Giugno con l’esibizione presso il Museo della Musica di Bologna !!!

Il titolo dello spettacolo di quest’anno sarà:

“ Mediterraneo, le acque che raccontano”

Per saperne di più sull’argomento vi rimando al file Progetto Mediterraneo- concerto finale.

Terremo dei laboratori incentrati sull’esplorazione delle varie culture che si affacciano sul mediterraneo in un lavoro di ricerca molto legato alle tradizioni. I docenti saremo io e Beatrice Sarti + ospiti fra cui Fabrizio Puglisi. A breve le date e i dettagli.

Per il resto sto ancora meditando sul mio lavoro di tesi. Il folklore afro-americano mi affascina moltissimo e soprattutto mi affascinano alcuni episodi di cui ho letto che tanto mi ricordano i poeti che cantano in ottava. Canti improvvisati di denuncia, rime ermetiche, parole apparentemente incomprensibili…Sono ancora in fase di esplorazione e per questo mi leggo tutto ciò che trovo che possa riguardare la cultura afro- americana: ad esempio ho scoperto il blog di Alessandro Portelli che sto divorando come un libro sacro in tutto il suo archivio. Magnifica scrittura e magnifico pensiero. Credo che fra un po’ gli chiederò consiglio.

Sul fronte ottava rima si avvicinano gli appuntamenti annuali. In Febbraio scenderò per un breve incontro che si esaurisce disolito in una chiacchierata e cena con i poeti per fare un po’ il punto della situazione sull’argomento e anche per stare insieme a questa famiglia i improvvisatori, ricercatori e studiosi della materia.

Prometto foto, video e racconti.

Per concludere vi segnalo il mio nuovo sito www.elisabettalanfredini.com che è online tutto bello rinnovato e pieno di cose da sfogliare.

Benvenuti nella nuova casa di SiVocifera 🙂

Elisabetta Lanfredini

Lezioni di canto. Bologna. Riflessioni vocali pre-autunnali

kan3

Wassily Kandinsky, Improvvisazione, 1914


Dalla campagna, solo oggi, sono in grado di scrivere un post decente che attende da agosto di essere scritto.

Leggo un mio post di qualche anno fa -era il 2007- ero appena arrivata in Bolognina, mio adorato quartiere e annunciavo il cambio di sede delle mie lezioni di canto e la ripresa delle mie attività didattiche.
Ammiro la cura con cui scrivevo i post che erano sempre ricchi di commenti…prima che i social network distruggessero questa bellissima comunicazione fra bloggers.

Bene, oggi voglio dedicare la stessa cura per presentare ai miei lettori l'inizio delle mie attività bolognesi, o se vogliamo del nuovo anno accademico.

Sono già riprese le lezioni di canto a Bologna, via Erbosa già gioisce del via via di voci. Questo per quanto riguarda le lezioni individuali, per chi fosse interessato. Quest'anno ne terrò di meno, affrettatevi quindi a prendere il posto poichè cercherò di incentrare la mia attività didattica sui corsi collettivi. Se spulciate il mio blog vedrete che non è una grande novità: è così che mi sono formata  ed è così che ho cominciato a formare gli allievi. Con i corsi collettivi di canto ed i laboratori corali: il mio corso annuale è ormai alla VII edizione bolognese!

Quest'anno sto invitando chi ha sempre preferito le individuali a inserirsi in un gruppo, anche in virtù delle esperienze dell'anno passato. Per chi si fosse perso Yes We Brecht!, vi invito a dare un'occhiata al link…
Quest'esperienza sta nella top ten dei momenti della mia vita che hanno fortemente  alimentato la mia vocazione per l'insegnamento del canto…

Ma torniamo a noi.
Collettivi dunque. Ce ne saranno sia in Via Erbosa che in Via Decumana, dove ormai  lavoro stabilmente.

Per il resto continua il mio cammino verso la comprensione della vocalità…o insomma il tentativo di farlo.
Sto rifletteno su alcune cose legate alla fisicità del cantante, anche in relazione a esperienze che sto facendo e che ho fatto quest'estate.
Sempre più fermamente credo che la disciplina che pratico da anni, l'Yi Chuan, sia davvero in linea con le esigenze della mia fisicità in relazione al canto. Parlo del lavoro di allungamento delle fasce muscolari, dello svuluppo del radicamento e della "pienezza" (tonicità energetica, direi) di alcune zone che troppo spesso sono "scariche" di energia o diventano bacini di tensione, come la curva lombare, la zona renale, la zona fra le scapole ed il trapezio. Sento che questa pratica aiuta moltissimo la mia consapevolezza fisica e la configurazione del corpo per ciò che mi serve nel canto.
Parallelamente a questa pratica, sono ormai immersa nell'approfondimento dello studio tecnico, in particolare della Tecnica del Canto Posturale di  Beatrice Sarti con cui sto studiando (e collaborando…ma questa è un'altra storia) da un paio di anni e con la quale quest'anno inizierò anche un lavoro di tirocinio per intraprendere l'insegnamenteo della sua tecnica, strettamente legata allo scioglimento dei blocchi fisici del cantante.
Interessante anche l'incontro di quest'estete con Francesco Mecorio a Vitebo che ha arricchito il mio sapere scientifico sulla tecnica vocale. E' vero che per imparare movimenti e posizioni nel canto bisogna andare molto a feeling e affidarsi a sensazioni  e immaginazione, ma vi assicuro  che conoscere cosa succede a livello scientifico  e perchè (intendo dire ciò è stato visto con sonde e analizzato con macchinari specifici ecc..)  nelle varie fasi della fonazione, è davvero interessante e utile.
Forse più utile per i professionisti o semi, rifletto…o comunque essenziale per la chiarezza di chi insegna a cui poi starà scegliere se riferire all'allievo la versione fisiologica o emozionale/sensorale di una certa cosa e in quale momento. Francesco è un esperto di questo e il suo lavoro è davvero affascinante. Alcune nozioni arrivano dal famoso Voicecraft  (i cui creatori hanno compiuto moltissime analisi e ricerche in laboratorio) che per quel poco che conosco, mi sembra essere un metodo simpaticamente maniacale!

–Poichè questo metodo incontra pareri molto discordanti qui si potrebbe aprire un'altra questione che però non mi interessa affrontare; in questo momento mi interessa solo l'aspetto di analisi dei comportamenti fisici e non mi dilungherò quindi su un terreno che non conosco.–

C'è un altro fronte di cui devo riferirivi e si tratta della mia ormai radicata passione per la musica popolare.
Continua anche lì il mio avvicinamento alla vocalità, o meglio ALLE vocalità popolari e la grande gioia nel sondare i suoni delle lingue nel canto. Sto facendo ricerca sui canti di lavoro e cominciando ad approcciare una nuova lingua: il romeno. Con tutto il suo bellissimo repertorio di canzoni intrecciate con la cultura rom. Anche in Soho Sirens è andato a finire un pezzo di questo repertorio…
Mi sto affacciado poi per la prima volta sul fronte afro-americano (pre-jazzistico) e esplorandone il folklore attraverso libri e registrazioni illuminanti. Sapevate che, soprattutto prima della Guerra di Secessione, ricorrevano nelle work songs episodi di improvvisazione dei testi che molto mi ricordano la pratica del canto improvvisato in ottava rima?
Be' per ora vi lascio lì così….Ne saprete di più in seguito. Quando anche io ne saprò di più. Sì, perchè è solo l'inizio di una ricerca…questo discorso si trasformerà nella mia tesi di conservatorio…e spero anche in un viaggio negli USA 😉

Per chiudere: fra Ottobre e Novembre farò delle nuove registrazioni in studio con il mio progetto di "jazz letterario" INTARSI ed anche con il quartetto SOHO SIRENS. Li posterò appena pronti.

Insomma…gli orizzonti da esplorare sono molti…allora…

SiVocifera dichiara aperto l'anno accademico e la nuova stagione musicale!!!

…E con in sottofondo -per la decima volta circa- Martha My Dear dei migliori Beatles dei tempi del White Album vi saluto e mi congedo.

Continuiamo a vociferare che la ricerca è ancora lunga.

EL

(Post del Primo Maggio.)Rime inedite e censurate: intervista a Benito Mastacchini.

Canta’ il Maggio a noi ci piace,

lo cantiamo da bambini,

perché i vecchi maggerini

son caduti per la pace.

 

Oggi per festeggiare il Primo Maggio voglio postare questo articolo che mi è stato commissionato per i Fogli Volanti dell'ultima Festa della Poesia di Ribolla.
Un'omaggio ad un poeta delicatissimo, uno dei miei nonni acquisiti trovati giù in Maremma che a quest'ora starà proprio girando per quelle terre con un cappello di fiori in testa a cantare rime sulla pace.
Buona lettura.
EL.

 

Rime inedite e censurate: intervista a Benito Mastacchini.
Ritagli e rimasugli da un lavoro di tesi.

 

Nel raccogliere il materiale per il mio lavoro di tesi del 2008, mi rendo conto che si potrebbe scrivere un’interessante storia d’Italia attraverso le ottave di tema politico e di attualità.
Se si volesse cercarle, senza neanche troppa attenzione, non sarebbe difficile mettere insieme un cospicuo numero di rime straripamenti di informazioni e coordinate storiche anche molto precise – con date e nomi di politici e personaggi pubblici – per stilare un’originale antologia di avvenimenti storici attraverso il dispiegarsi dello sguardo critico dei poeti. Oltre alla consultazione del materiale di archivio – dove per archivio si sa, quando si parla di ottava rima si intendono anche le tasche, i taccuini nascosti nei cassetti, ricevute che sul retro nascondono ottave trascritte di fretta – in occasione della ricerca per la tesi ho potuto fare una lunga chiacchierata-intervista con Benito Mastacchini e attingere così all’archivio mnemonico di uno dei più autentici rappresentanti della poesia improvvisata. Un “artista popolare” dalla sensibilità spiccata e raffinata, attento ai meccanismi sociali e sempre all’erta a ciò che accade nel mondo. Arrivo a Suvereto da Benito ché sto cercando di capire il ruolo storico dell’ottava rima nella comunicazione comunitaria; sto cercando “una prova” del suo potenziale comunicativo nel continuo incontro con censure e restrizioni. Mi interessa il periodo fascista con la complicata strumentalizzazione applicata all’ottava rima e tutto il periodo immediatamente seguente. Benito porta con sé un nome che è già una storia di censura e costrizione; un nome imposto che fu la salvezza del padre dalle botte (“uno schiaffo e una pedata….uno schiaffo e una pedata…”) che prendeva ogni giorno quando scendeva in paese. Nasce nel ‘29 e in qualche modo si dispiace all’inizio dell’intervista di essere “troppo giovane” per poter raccontare “storie fasciste” se non attraverso i ricordi di un fanciullo. Non ha importanza: i ricordi del Maggio cantato durante il conflitto mondiale e le storie del dopoguerra che piano piano comincia a snocciolare fra i racconti sembrano fare al caso mio. Benito il Maggio comincia a cantarlo da ragazzino e lo continua a cantare anche dopo la guerra – sino a oggi – quando comincia anche a scrivere quartine e ottave di suo pugno.
C’era anche qualcuno che era fascista ma i poeti, quasi tutti, il 90 per cento erano contro il fascismo.


…per il Maggio guai! Guai cantare ottave sovversive al regime che c’era! S’andava
clandestinamente da una casa e l’altra, quando si sapeva che in una famiglia c’era un fascista si
passava di lungo…Una volta a Castagneto Carducci, c’era una squadra di maggerini che trovò un
posto di blocco e gli chiesero in dove andavano, e loro: -si va a canta’ il Maggio.
-E’ proibito il Maggio, tornate a casa che sennò sono legnate!
Una volta s’arriva da una famiglia, cominciano a sonare, cominciano a cantare e poi ci dicano:
– fermi tutti! Qui non si può cantare!
Aveva avuto ordine lui…o dal padrone o chi per esso di non riceve nessuno perché dice:
-questi vengano a fa’ la politica antifascista…
Ne sono capitati di questi fattarelli…anche troppi.

Il primo Maggio che ho scritto era subito dopo guerra, avevo quindici-sedici anni, dice:

Canta’ il Maggio a noi ci piace,
lo cantiamo da bambini,
perché i vecchi maggerini
son caduti per la pace.

Sfogliando la nostra antologia rimaniamo adesso nell’immediato dopoguerra dove ci ha condotti Benito con la sua quartina d’esordio. Il regime è caduto ma l’argomento è ancora delicato. Benché tanto si parli del fascismo e della guerra, aleggia ancora sulla libertà di parola dei poeti un’ombra di censura: politica e morale.

– Pubblicava anche i fogli volanti?
– Si, subito dopo guerra. Tanto è vero che c’ho una storia che non è mai stata pubblicata.
La storia “Padre e Figlio”…me la censurarono. Parla del rapporto fra un padre e il figlio….il padre era stato fascista…e il figliolo no. Il commissario a Piombino mi disse che era troppo offensiva. Dice così:
(prime due ottave)

Figlio:

Padre da me godeste brutta stima
con codesto vestire tanto nero
spero tre giorni o se no prima
che ti faccia morire per davvero
e voi dal fondo ed io sull’alta cima
sul vostro corpo dentro un cimitero

ci faccio scalpellar un marmo quadro

e qui ci scrivo qui ci dorme un ladro.

Padre:
O amato figlio nobile e leggiadro
Spero m’accolgan nel regno celeste
Fui galantuomo e non feci il ladro
E vissi sempre da persona oneste
Quando arrivo mi mettano nel quadro
e al paradiso mi faran gran feste
godrò quelle dolcezze senza scherno
in braccia a Giuda a Cristo o al Padre Eterno

Questo episodio non rimase isolato: il Commissario di Piombino non dette l’autorizzazione neancheper la diffusione  del poemetto “Critica Politica”, pubblicato in parte in un recente libro dedicato a Mastacchini. Anche “Trenta Contadini Organizzati” rimase nascosto e inedito: Benito scrisse questo poemetto insieme al poeta Giuseppe Pagani di Grosseto che con lui girava a cantare per fiere e mercati.La storia è perfetta per la nostra antologia: una cronaca in rima come si usava ai tempi con tanto di lista dei nomi dei protagonisti. Il poemetto apre una finestra narrativa sulla questione delle organizzazioni contadine nel dopoguerra. Un racconto “epico” sulla rivendicazione dei diritti dei lavoratori agrari; Benito aveva 18 anni e faceva anche lui parte della Lega dei Contadini. Lo pubblichiamo oggi nella sua interezza, trascritto dalla diretta voce di Benito: l’unica forma in cui era reperibile fino a adesso.

Un omaggio ad un poeta squisito e alla sua libertà di pensiero.

I
Se il talento poetico mi assiste
Con rime giuste e versi sopraffini
Io canterò di quant’oggi ne esiste
L’adunanza dei trenta contadini.
Eran segnati tutti nelle liste
per far consiglio in casa de’ Nardini
eran Guido Bastiano e Pasqualone
e tutti gli altri a fa’ molta attenzione.
III
E pur se lo si guarda il monte e il piano
Che tutto quanto noi si fa fruttare
Ci fa spargere sale e rame invano
E poi mezza parte ce la fa pagare.
Altre tasse ci son da mano a mano
Che ci fanno assai più ben sospirare
Pien di pensieri a logorarsi la testa
Poi in fondo all’anno poco o nulla resta.
Padre:
O amato figlio nobile e leggiadro
Spero m’accolgan nel regno celeste
Fui galantuomo e non feci il ladro
E vissi sempre da persona oneste
Quando arrivo mi mettano nel quadro
e al paradiso mi faran gran feste
godrò quelle dolcezze senza scherno
in braccia a Giuda a Cristo o al Padre Eterno
II
Incomincia la grande discussione
dicendo Guido “Cari miei compagni,
noi si lavora tutta la stagione
e non si vedon mai i nostri guardagni,
quando s’arriva ai saldi col padrone
a forza di sospiri pene e lagni
ci tira i conti di sua propria mano
ci resta sempre da pagagli il grano”
IV
Allora Gino coll’idea più desta
Disse: “dobbiamo riforma’ un pensiero
Senza indugiare facciamo alla lesta,
Andiamo dal padrone per davvero
A dirgli -Sor padron non piace questa,
Lo vedi si lavora un anno intero
e dopo non da a noi quel che abbisogna
ci dica un po’ se non gli fa vergogna?-”
V
Risponde Pasqualon quella carogna:
“Domani vado a trovarlo al palazzo
Se non acconsentirà come abbisogna
Comincerò per mio farmi da pazzo.”
Bravo Pasquale, la tua testa ‘un sogna
Dissero: “vai, sei un bravo ragazzo
Di pensieri e compagni ti saremo
Se non ti accorda sciopero faremo.”
VII
Lui gli risponde “Sì, è a colazione
Salite pure senza aver riguardo
Allor per ispiegar la sua ragione
Sale le scale e non facea ritardo
Giunto in salotto saluta il padrone
E lui sul contadin volge lo sguardo
A seria faccia “che cosa vuol lei?”
Disse Pasquale “parlare con lei”.
IX
“Pasquale non parla’ da prepotente
Se no ti do licenza dal podere
Le tasse che io t’impongo certamente
Per qual motivo lo dovrai sapere
Bada a non far il furbo violente
Che son tassato anche io più del dovere
E per farla più corta in casa mia
Se ti piace è così se no va’ via.”
XI
“Non crede’ Pasqualone mi sgomenti
Che chi è padrone non perisce mai
Se tu vai via ce ne viene venti
A chiedermi il podere lo vedrai.
Un giorno poi verrà che te ne penti
Quando a pigione ti ritroverai
Io l’usanza di novo ci rimetto
Se tu va’ via un altro ce lo metto.”
XIII
Allora Carlo Antonio e Fortunato
Pietro Giavanni Girolamo e Modesto
Arturo Valentino con Renato
Meo Guerino Salvatore e Ernesto
Santi Tito Francesco con Donato
Linto Gano ‘Drea per far più presto
Oreste Gigi Stefano e Geppone
Fiore Lorenzo Gino e Cesarone
XV
E li fece passar dentro il locale
“O contadino cosa c’è di nuovo?”
“Noi siamo dell’idea di Pasquale
Di lasciar vacche, buoi, podere e giovo”
Il padrone risponde naturale:
“State sotto di me questo vi approvo
Le spese che ci sono annualmente
Le pago io voi non pensate a niente”
VI
La mattina di poi giunta all’estremo
Pasqualone partì severamente
Per la strada diceva: “non temo”
Giunto al palazzo bussa col battente
Si affaccia il servitore detto Demo
Un omo allegro con faccia ridente
Dicendogli “Buongiorno Pasqualone”
Lui fa domando se c’era il padrone.
VIII
Incomincia a parlare, dicendo “lei,
senta padrone” diceva pasquale
“noi siamo trenta sottoposti a lei,
se l’uno soffre e l’altro sta male
lei fa dei pranzi e passa giorni bei
l’ore nell’ozio a leggere il giornale
a noi impone le tasse giornalmente,
si arriva in fondo e non ci resta niente”
X
Pasquale allora pien di bizzarria
Disse: “così non vo’ più lavorare
Per mantene’ sua grande signoria
E la famiglia mia sta a sospirare
Dunque arrivederlo, vado via
Lei faccia pure un po’ come gli pare
Prima resti fra i debiti e gli stenti
Io vado a lavora’ per altri venti.”
XII
“Padrone lo vedrà sarà costretto
A condiscende’ nei giusti doveri
Se non leva le tasse gli prometto
Che i contadini lasciano i poderi.
Addio padrone basti quel che ho detto
Sono pronti i compagni di mestieri”
E appena a casa lui ci fu arrivato
Racconta a tutti gli altri il risultato
XIV
E tutti uniti insieme a Pasqualone
Circa le dieci avanti e mezzogiorno
Direttamente vanno dal padrone
Onestamente senza dare scorno
Il ministro affacciato era al balcone
Li vide i contadini tutti intorno
Tutti unito in mezzo al piazziale
Disse il padron “me la vedo male”
XVI
Dunque avete sentito grata gente
Di questi contadini organizzati
Si risolve la parte conoscente
Hanno ottenuto e non so più tassati.
Vivano in pace lieti allegramente
Dentro i suoi campi a coltiva’ i su’ prati
E così del sudor trovano i frutti
Questo ci basti per lezione a tutti.

Cantare il lavoro nel mondo da Ribolla e ritorno.


Canti e Storie di Lavoro
Cantare il lavoro nel mondo da Ribolla e ritorno.

“Non si parla sul lavoro! Se hai qualche cosa da dire dilla cantando. Si usa così..."
(“Riso Amaro”, Giuseppe De Santis.)

7 Maggio 2011
ore 21.00

Centro Civico

Piazza della Costituzione 3
Ribolla, Roccastrada (Gr)


Elisabetta Lanfredini, voce
Paolo Mari, chitarra
Gaetano Santoro, Sassofoni

Il canto sembra essere lo strumento più efficace per far correre le parole fin dove vogliono arrivare: sfacciato e senza filtro, urlato o ermetico e segreto, è da sempre veicolo dell’espressione del pensiero sociale. Riprenderemo allora le vecchie canzoni tradizionali per rievocare le voci rudi e decise dei minatori, dei contadini e delle mondine e avvicinarci così al loro mondo. Incontreremo canti che ci fanno sentire ancora il ritmo dell’aratro, che raccontano storie di gesti ripetuti, che uniscono la collettività e ne rivendicano i diritti.
Questo progetto intende essere una narrazione musicale fra canzoni storiche e moderne, attraverso autori colti e voci popolari.
Percorreremo un viaggio cantato attraverso i mestieri e la condizione del lavoro di una volta: nomi di donne, personaggi veri e simbolici, piccoli paesi, piazze e strade, avvolti in un nuovo vestito sonoro racconteranno storie di vita privata e spaccati di realtà sociale.
Si parte e si torna in Maremma, quella “amara” della fatica e della fame.
Così, seguendo le molliche di un percorso fatto di testimonianze cantate, si attraverseranno il Cile ed il Brasile per raccogliere le riflessioni sociali dei grandi cantautori Sud-Americani come Chico Buarque e Victor Jara.

Ottave al ritorno da Pianizzoli.

Tutto il tempo per la strada a imporvvisare,
al ritorno dalla terra maremmana
dove molti vati si sente cantare
la sera in quel podere in quella piana.
Pianizzoli ha ospitato lì a cantare
di quella gente ancora vera e sana
ed io che sono andata e ero presente
quei canti non mi levo dalla mente.

Forse non so più avezza a questa gente,
che con il cuore aperto tutta sera,
al desco muove un canto dolcemente,
che sa commuover l'anima mia intera.
Tra un piatto e l'altro sì naturamente
la tradizione senti, quella vera,
le muse eran scese in quella stanza
e noi non ne avevamo mai abbastanza.

C'era il Meliani con pisana istanza,
con le sue rime acute e assai capaci,
di versi ne lanciava in abbondanza
a Pietro e a tutti i rimatori audaci.
Fra il Betti e il buon Donato un'alleanza,
si scambian rime svelte e mai fallaci,
con Dante parlan di un nuovo bambino
che nominato fu da paladino.

Ed io che ascolto zitta lì vicino,
di Orlando il piccolino appena nato,
si cantan tanti auguri a quel bambino
che faccia rime tutti abbian sperato.
E come intorno al caldo del camino
una famiglia e un canto affezionato,
in mezzo ai vati mi sento al mio posto,
e voglio tornar presto ad ogni costo.

EL