Corso di canto moderno 2007-2008. Bologna. Si comincia.

spartiti 1Giovedì prossimo comincerà il mio corso di canto.

Come al solito non vedo l’ora di cominciare…e non è stacanovismo, il corso mi riempie di energia. Quest’anno c’è stato un naturale rinnovamento del gruppo; allievi che hanno studiato degli anni con me hanno ceduto il posto ai nuovi arrivati. E’ sempre bello conoscere i gruppi nuovi.

Vi comunico che c’è ancora possibilità di iscriversi, per chi vedesse questo post in ritardo, le iscrizioni rimarranno aperte per tutto l’anno.
Se non volete perdervi l’inizio, giovedì 13 e venerdì 14 si terranno le prime lezioni, dalle 17.00 alle 20.00 🙂

Di che si tratta:

esplorazione della voce da tutte le angolature,

                 ricerca o consolidamento del proprio stile,

dell’intima vocalità e personalità vocale.

                 Impadronirsi della musica ed imparare a praticare!

                 Uso creativo, libero, personale della voce.

Per ogni informazione scrivetemi o chiamatemi che si fa prima…347 5102741.

Elisabetta

Waltz for Debby. Riflettendo.

Ieri ho fatto una prova con Alessandro, un chitarrista mio amico anche lui venuto su a Siena Jazz; nei prossimi giorni abbiamo organizzato una registrazione di alcuni pezzi e oggi è partita una bellissima corrispondenza e scambio di materiale sui pezzi provati.
Waltz for Debby..ma come si suona Waltz for Debby? E come si canta Waltz for Debby? Mi sto interrogando, sto pensando al testo e alla melodia: un testo quasi fiabesco una melodia che sembra semplice ma non lo è, lineare e bellissima, incantevole e che incanta.
Allora ci siamo fatti aiutare dai maestri e da Youtube ;)…
Waltz for Debby è un pezzo di Bill Evans, volevo innanzitutto sentire come lui la pensa:

Quant’è bella…
Ma c’è ancora qualcosa nel mio canto che non mi soddisfa pienamente…mmm…ho cercato versioni cantate. La melodia porta a scivolare sulle note e a crogiuolarcisi: Mark Murphy la rende molto eclatante, ma non è così che la sento, nonostante la sua versione mi sia molto piaciuta e mi sia rimasta appiccicata in testa…

Jimmy Scott: ascoltare i maestri.

    Quando parlo di cantanti veri parlo di verità non di bravura.

    Parlo di respiri vitali non di note.

  Dello spazio del pensiero non di interpretazione.
        Parlo di suono che è tutt’ uno con il corpo e di contrazioni della faccia e non di costruzione di

 gesti.            Parlo di voci che scorrono dall’anima, in ogni parte del corpo,         
 di     musicisti che dialogano dal profondo,

     di rispetto della musica come un Dio, parlo del canto come servizio a questo Dio.

 Quando dico che bisogna studiare
        cantando e suonando sui dischi e ascoltare mille volte i maestri mi riferisco a materiale come questo.

             Enjoy Jimmy Scott.

 

Del cantare le canzoni. Brecht.


Leggo dagli "Scritti teatrali" di Brecht:

Del cantare le canzoni:


"L’attore non deve soltanto cantare, deve anche mostrare uno che canta. Non deve sforzarsi troppo di dare risalto al contenuto sentimentale della canzone (è lecito fornire agli altri un cibo che abbiamo già mangiato?), ma indica gesti che sono, per così dire, gli usi e costumi del corpo.
         A questo intento, nello studio, egli si varrà preferibilmente non delle parole del testo, bensì di locuzioni profane d’uso comune che esprimano suppergiù lo stesso, ma nell’impertinente linguaggio quaotidiano. Per quanto riguarda la melodia, egli non la seguirà ciecamente: esiste un modo di "parlare con la musica" che può ottenere grandi effetti, resi possibili da una sobrietà ostinata, indipendente e incorruttibile dalla musica e dal ritmo.
"

…interessanti suggerimenti anche per noi cantanti.

PS: bellissimi questi pezzi di Kurt Weill. 🙂

Cantare all’aperto



A giugno tutto si conclude ed anche il mio corso di canto è terminato.
Come ormai di tradizione per l’ultima lezione si mollano gli ormeggi e tutte le sicurezze:
la carta e le penne per prendere appunti, il pianoforte per sentire con sicurezza e vedere dove stanno le note, la lavagna su cui si scrivono le cose da ricordare, tutti gli schemini o le parole delle canzoni…via tutto per una volta e armati solo di memoria, orecchio, istinto, coraggio e voglia di sperimentare si va a cantare al parco.

A Bologna, a Villa Ghigi, c’è un secolare  Cedro del Libano che con i suoi rami bassi bassi crea un’ambiente suggestivo e misterioso. A qual luogo mi ha iniziato Giuliano Scabia, uno dei pionieri del Nuovo Teatro, che era solito portare lì i suoi gruppi a lavorare, ed una notte toccò anche a noi andarci a cantare…ma quasta è un’altra fantastica storia di cui rimando la narrazione…
Arrampicandoci sotto il sole per la salitona del parco anche quest’anno abbiamo salutato con i nostri canti il vecchio Cedro.

E’ stato molto bello e costruttivo.
Abbiamo lavorato molto sull’improvisazione, abbandonandoci ai nostri suoni ed alle nostre idee;
abbiamo improvvisato con ritmi e timbri, niente figure scritte alla lavagna, tutto ad orecchio e ballando i ritmi con il corpo,  lasciando entrare dentro la pulsazione;
abbiamo respirato profondamente, e legato il suono al movimento ed al respiro;
ci siamo divertiti con i canoni, a perdersi e ritrovarsi, a concentrarsi sulla propria parte e a incastrarci magicamente…
Alla fine ci siamo salutati, tirando le somme del nostro anno ed io un po’ mi sono commossa: il gruppo di quest’anno è stato bellissimo, ed è stato un gruppo da subito e vedere in loro crescere la musica mi ha dato una gioia esplosiva, e come volevo, è stato un anno molto pratico, in realtà poca carta è stata usata…

Lavorare con i gruppi mi da tanta energia, c’è uno scambio continuo, è un sperienza importantissima che consiglio sempre  ai miei cantanti.
La prossima stagione si ricomicia, e come ogni anno sarà interessante vedere chi risponderà al mio richiamo…
😉

Il metodo di Fabrizia Barresi

Vi invito a dare un’occhiata a questi due bellisimi video in cui Fabrizia Barresi presenta il suo metodo di canto.
I miei allievi ne riconosceranno la matrice perchè è proprio con lei e con questo metodo molto innovativo e creativo che mi sono formata…se siete interessati alla voce nel jazz o alla vocalità in generale prima o poi dovrete incontrarla. Fabrizia terrà un seminario quest’estate a Fabriano, se ne volete sapere di più: www.injazz.it

Enjoy it!

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Studiare un brano

spartiti_07Oggi c’è stata la seconda giornata di Aprile del corso di canto,
abbiamo messo un sacco di carne al fuoco.
Ho distribuito dei pezzi che ho scelto ad hoc per ognuno di loro, come ho detto oggi, "per antitesi o per somiglianza", per assecondare dei lati della loro creatività o incitarne altri.
Abbiamo parlato a lungo di come si studia un pezzo e abbiamo stilato una lista di cose da praticare questo mese.

Leggo ancora dalla mia lavagna..

1. Cercare tutte le versioni che sono state fatte. Strumentali e cantate. E ascoltarle bene, tutte!

2. Cercarne lo       spartito.

3. Cercare notizie sull’autore, dargli collocazione storico-temporale.

4. Imparare la        melodia, intendo intervallo per intervallo…suonando e cantando    nota per nota…poi battuta per battuta e poi ricomporre.

5. Individuare la propria tonalità e trasporlo, trascrivendo TUTTO (in maniera leggibile per il vostro pianista 🙂 )

6. Imparare a memoria la linea dei       bassi (root line), è fondamentale sapesi orientare…come uno strumentista!

7. Cantarsi tutti gli       arpeggi degli accordi.

8. Individuare il grado dell’intervallo rispetto all’accordo e sentire bene come suona.

9. Tradurre il        testo se è in una lingua straniera.

10. Cercare delle storie, inventare personaggi, situazioni…

11. Ripetetevi il testo, anche durante l’arco della giornata, mentre state facendo altre cose.
      Ripetete, ripetete e lasciete entrare i significati.

 
Enjoy it!