Il sapore delle carrube. Cap.9: Istanbul nella memoria

Nella dispensa i sacchetti di carta marrone ruvida della strada del mercato di Kadıköy. Ce ne sono vari dal mio ritorno da Istanbul, ma solo da pochi giorni mi avvicino a intrufolarci le dita. Datteri, tè, albicocche e frutta secca. E carrube. Mia madre ne va pazza mia padre dice che sono buone solo per i cavalli.

Le carrube se le mangi tutti i giorni non sanno di niente e ti sembra di essere pazzo. Pare di mangiare cartone e sono convinta che diano anche una sorta di dipendenza, forse dal rumore e dal gesto.

Oggi avevo voglia di quell’odore dei sacchetti magici proveniente dall’Asia e la mia scelta è caduta su una piccola carruba. Lucida e appuntita.

Il primo assaggio è stato fatale. Il rumore e il sapore intenso quasi di cioccolato mi ha completamente stordita. Ero già uscita di casa e ancora ero in balia di quel sapore forte e della strana sensazione di quei semi duri e lisci che ti rimangono in bocca. Sapori di Istanbul.

Sono in pausa e la Toscana mi culla in questo limbo. Una pausa di viaggio, un riposo sull’isola felice del Chianti, lontana dal trambusto del mondo.

Le provviste stanno finendo e mi sento un naufrago sulla zattera.

Mio padre mette il Rakı nel caffè, i peperoncini gialli piccantissimi sono sempre sulla mia tavola e ho trovato la scatola dei Turkish Delight vicino al computer di casa stamani. Il pepe per la bistecca si macina col macinino  bronzeo da caffè che ho preso a Kapalı Çarşı.

Istanbul è penetrata nella mia vita e la sua energia ha scavalcato i pregiudizi di un mucchio di toscani testoni e campanilisti. L’odore della polvere rossa della çorba regna nelle nostre minestre.

“Dal Bosforo saliva odore di tempesta…”

Istanbul è canto, è sogno, è terra bagnata.  E’ iyi geceler askım, è iyi bayramlar e Hoşgeldin che è la mi a parola preferita. E’ le sue vocali armoniche e le sue voci sicure. E’ tutta la musica che ho portato via. E’ il canto del muezzin che se lo sento al cinema mi si stringe lo stomaco e tutte le cose che ho lasciato là come pegno d’amore.

Istanbul è lontana come un’amante,                                                                                                 ma da lontano ci si ama di più.

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