Türk Kahvesi, sempre più in profondità – Istanbul cap.6

Gli I’ching qui non vanno di moda, come tutte le cose orientali. Ho visto un solo corso di yoga qua intorno e mai sento parlare di shiatsu o arti marziali, per mio sommo dispiacere. Non si vedono al parco tigri che si lavano la faccia, nè code di drago nè scimmie che porgono la frutta o che guardano la luna dalla finestra,  non c’è  neanche nessuno che sposta montagne e così anche a me tocca trattenermi dal praticare al parco come facevo in Italia e a Bologna con la mia Kung-fu-famiglia.

Oggi però dopo il mio insolito caffè turco è successo qualcosa di veramente magico: la cameriera che bada all’anziana nonna di una persona che conosco, mi si è avvicinata e mi ha chiesto se desiderassi che mi leggesse il fondo del caffè. Ho detto immediatamente sì e così ha delicatamente rovesciato il fondo del mio caffè sul piattino e se n’è andata dicendo che adesso dovevamo aspettare.
Lei non sa, a parte gli esiti positivo del mio caffè, che stavo vivendo un’esperienza talmente dentro alle cose che sto cercando che era addirittura al di sopra delle mie ricerche.
Ha perlustrato e narrato della mia tazzina per una buona mezz’ora e ogni tanto toccava il fondo con il pollice e tracciata delle impronte su un tovagliolo di carta che osservava e leggeva senza esitazioni.
Il lettore mi perdonerà se non dirò niente delle rivelazioni dei miei fondi di caffè, dico solo che la sua precisione su emozioni e fatti privati è stata veramente strabiliante. Questa signora piena di vita si chiama Maria, viene dal Gürcistan che noi chiamiamo Georgia e conosce tutti i cantanti italiani degli anni ’70-’80 a memoria. Si diverte a provare il suo italiano con me, prova a pronunciare i nomi dei cantanti ed è felice quando annuisco e vede che il gioco funziona. Il suo vocabolario è fatto di frasi di canzoni e nomi propri. Delizioso. Delizioso il suo modo così spontaneo. Prima di salutarci mi porge un börek al formaggio da portare via fatto da lei, come fossi una figlia.
Gente calda del Mar Nero.
Mentre Maria stava leggendo la mia anima come un libro aperto, ad un certo punto mi sono preoccupata che non stessi mostrando abbastanza stupore: non volevo certo che pensasse che non le credessi perchè in realtà stavo vivendo qualcosa che nella mia vita da Casa degli Spiriti è sempre stata piuttosto normale.
Da piccola in casa mia girava una cartomante, o meglio, una cara amica di famiglia che io ho creduto una parente per molto tempo e che era la consigliera di tutti. Ricordo con molta curiosità i momenti in cui andavamo a trovarla con mia madre in quella casa misteriosa, o forse del tutto normale, ma io me la ricordo misteriosa e buia. Me la figuro nella mia vecchia casa e ricordo di averla vista, forse durante le festività, interloquire privatamente con parecchi dei miei parenti. Avrei dato tutto per origliare.
Quando avevo circa 17 anni lesse le carte anche a me. Dopo la lettura disse a mia mamma che avrebbe fatto bene a comprare un pianoforte. Fu la mia prima volta e ancora non avrei potuto immaginare che la divinazione sarebbe stata una costante nella mia vita, attraverso luoghi e persone diverse.
Questa signora bionda dal trucco forte e dalla parlata che trovato buffa aveva un nome francese, Ivonne, ma tutti in Toscana la chiamavano IvoNNE, così com’è scritto, pronunciando forte le due N e la E finale.
I fondi del caffè. Meraviglioso. Immagino mia nonna materna e Ivonne, energie da qualche parte nell’universo, che mi guardano dall’alto e sogghignano amorevolmente…

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