I venti di Istanbul e la musica turca – Istanbul, cap. 5

I venti di Istanbul soffiano forte e si sono portati via parte della mia salute e della mia energia per qualche giorno. Alla fine però il tempo dell’influenza, sorvolando le prime ore, è sempre un momento buono  per un vero riposo e la fornitissima erboristeria turca ha fatto la sua parte ridandomi a suon di decotti di zenzero ed echinacea, un po’ della forza che mi era stata rubata dai venti.

La simpatica giornalista con cui vivo, preoccupata per la mia salute mi ha fatto da mangiare in abbondanza concentrandosi sulla zuppa che (come ho capito dai suoi gesti, non certo dalla sua lingua) doveva far bene al mio petto pieno di tosse. Ho obbedito come ad una mamma e ho scoperto che il cibo per il malato era una çorba saporitissima seguita da un’insalata piena di cipolla e una sorta di tortellini stracotti con dentro carne dello stesso identico sapore delle speziatissime köfte…ho attinto qua e là senza abbondare e concluso con un decotto forte di zenzero per dimenticare tutto.

Giorni di calma, senza pensare troppo per la stanchezza, ma con il tempo per avere delle idee e per informarmi. Ho perfino fatto la macedonia con la stessa lentezza che mi urta i nervi in una condizione normale. Mentre tagliavo meticolosamente la frutta a pezzetti concentrandomi su questo lavoro da artigiano, rivedevo le mani di mia nonna e quei momento di pace durante la pulizia dei fagiolini, la pulizia delle cozze e la sbucciatura delle patate di quando ero piccola. Alla fine non è diversa dalla calma che mi serve per pensare, creare e fare musica.

Nella musica turca c’è calma. C’è una calma speciale nell’attesa che si sviluppi l’improvvisazione mentre  i pensieri melodici si formano prima di uscire. C’è una calma nelle melodie delle canzoni che sto imparando che sembrano sempre adagiate su un morbido cuscino, nonostante i molti melismi e quelle frasi che legano le varie parti che incalzano come le onde di un mare calmo.

Istanbul mi sta regalando delle cose bellissime e come aveva promesso mi sta facendo tornare alle radici. Ho conosciuto una bravissima cantante che abita in Asia, si chiama Sumru Ağıryürüyen (si lo so il nome è impossibile, ma potete sempre usare il copia e incolla per saperne di più su di lei) le ho raccontato delle mie ricerche e ci siamo scambiate immediatamente dei canti. Le ho detto dei “miei” poeti toscani e stentava quasi a credere alle mie parole mentre le dicevo del loro legame intimo con Dante e Ariosto. E infine e le ho regalato un’ottava.

Mi ha invitata a partecipare come ospite al suo concerto di canzoni tradizionali con il chitarrista Onok Bozkurt, ed ecco che la vita è molto strana…sono finita a Istanbul a cantare canzoni sarde, toscane e siciliane, chitarra e voce come una vera “folk singer”. Questa nuova dimensione musicale mi piace moltissimo e voglio dedicamici per un po’, ricordando che alla fine quando cominciai a suonare la chitarra era per suonare le canzoni…poi grazie a Dio mi iscrissi per sbaglio al corso di chitarra classica e scoprii la musica per davvero, ma a tornare indietro siamo sempre in tempo.

Con Sumru al GitarCafè di Kadıköy, ho cantato anche il mio primo pezzo in turco, una ninna nanna in una deliziosa dimensione a due voci.

Nel frattempo mi sono affacciata alla scena di musica improvvisata di Istanbul che sembra essere molto aperta e interessante. Qui in Asia, nella famosa Bar Street di cui nessuno sa il vero nome, c’è questo locale -il Dunia- dove organizzano regolarmente set di musica improvvisata con la formula dell’estrazione a sorte. Ce ne sarà un altro il 26 di Novembre a cui di sicuro parteciperò. Da questo canale mi è arrivato un nuovo concerto che sarà il 29 Novembre, ancora al GitarCafè, con un quartetto di musica improvvisata.  Se siete da queste parti qui ci sono i dettagli.

Ci sono tanti mondi musicali qui in Turchia, nuovi e tradizioneli e questa sera è il turno dei suoni del Mar Nero, qui vicino suona il gruppo delle sorelle Kolidar. Ayşenur Kolidar, con la sua ricerca sulle musiche tradizionali della sua terra, è stata un’altra grande scoperta del mio viaggio e così questi suoni del Mar Nero così energici e sfacciati. Ve la consiglio, il suo ultimo disco gira continuamente nel mio stereo.

Istanbul  è una città infinita. Ha una patina di “tutto”, ma è sotto che bisogna cercare le cose vere e non è un lavoro immediato, ci vuole più di quello che avevo pensato. E’ una meditazione. Su di me, sull’arte e sulla vita. E ci vuole pazienza, calma, coraggio e curiosità.

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