Regola dell’Armonia Vocalica, piccole riflessioni sulla lingua turca – Istanbul cap. 4

Prima di tutto devo fare una premessa: se dovesse capitare qualcuno su questa pagina che cerca notizie sulla lingua turca di certo non sarà qui che si dovrà fermare, quelle che sto per fare sono solo poche considerazioni “tirate giù ad orecchio” da una cantante.

I miei piccoli approcci col turco procedono abbastanza male. La città è frenetica, lavoro, cammino tanto e fra i concerti che vedo e che preparo e le altre cose non ho mai questo tanto sospirato tempo che vorrei per poter mettermi lì, con calma, a fare qualche esercizio. -A parte gli esercizi che faccio tutti i giorni per ottenere delle cose da mangiare o per scendere alla fermata giusta, s’intende…-

Ad ogni modo c’è  una cosa di questa lingua che mi affascina moltissimo ed è la Regola dell’Armonia Vocale. Sembra un nome di un film epico o di un trattato del 1500 su chissà che cosa e invece è qualcosa di molto semplice e molto efficace.

I turchi dividono le loro parole in base alle due grandi categorie vocaliche che fanno capo alle vocali “A” e “E”. I due gruppi di vocali sono divisi fra palatali (anteriori) e velari (posteriori), e così “a, ı , o, u” è il primo gruppo mentre “e, i, ö, ü” il secondo.

(Suggerisco questo video per sentire i suoni delle vocali che preferisco ad una noiosa e poco efficace trascrizione fonetica).

Ora pensate che le parole turche son per la maggior parte appartenenti ad un gruppo o ad un altro…questo fa sì, che nonostante quelle che a noi appaiono come durezze (come il suono  ı  [ɯ] o il misterioso suono della  “g” dolce “ğ” ) la lingua risulti un fluido continuo di suono.

Si apre qui il grande problema dell’insegnamento delle lingue per il quale viene usato per la maggiore  il mezzo a mio avviso più sbagliato per l’apprendimento di una lingua….il libro!                                                            Benchè mi muova agilmente nell’alfabeto turco ogni volta vedere scritta una parola nuova da imparare è un trauma. Allora la mia proposta è di cominciare dal suono e poi vedere la parola scritta. Alcune parole turche di uso comune come  “görüşürüz” (arrivederci) hanno un aspetto quasi mostruoso agli occhi di uno straniero …invece la voce scivola leggera su quelle dolcissime ü (che a noi ricordano le canzoni in milanese).  La bocca pronuncia la prima  vocale e tutto il resto della parola segue naturalmente con piccoli movimenti della lingua per articolare le consonanti. Provare per credere sul “traduttore parlante” di google (senza badare alla traduzione!).

Tutto ciò per il cantare che si volesse avvicinare alle canzoni turche è una manna dal cielo. Nella nostra tecnica classica c’è un vero e proprio lavoro di “arrotondamento” volto a creare “una strada” pressochè unica nella quale far scivolare tutte le vocali, poiché in una parola possono trovarsi alternanze continue di palatali e velari. Nella lingua turca invece molte delle parole sono addirittura costruite su un’ unica vocale come “iyi” (bene), “gece” (notte), “araba” (macchina), “ikinci”(secondo) e molte altre.

Interessante no?

Detto questo mi sto quasi convincendo che il turco sia una lingua facile ed è quindi tempo che mi metta a studiarlo…

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