SiVocifera che in Turchia…cap. 0

Carissimi lettori,

l’estate è pigra per scrivere e a volte faticosa, sopratutto se traslochi con 40 gradi 50 metri di casa che riempi da anni. L’accogliente Via Erbosa è ormai storia finita, ho lasciato la mia casetta con giardino il 5 di Agosto per allontanarmi da Bologna. Almeno per un po’.

La destinazione è la Turchia, e in particolare Istanbul per la quale ho preso un ONE WAY TICKET…

Istanbul è un sogno. Un luogo di cui stento a immaginare l’esistenza. Fremo per mettere piede a Costantinopoli e a Bisanzio, la città dei mille nomi e delle mille trasformazioni. Fremo per assaggiare l’Asia per la prima volta e bramo di sentire il primo muezzin. Allo stesso tempo fremo per la sua modernità, per i musicisti che vorrò incontrare e per il caos urbano che tutti raccontano e che ho tanta voglia di assaggiare. Fremo di non capire niente del turco, e fremo per l’ascolto attento dello straniero e per quella piccola gioia nell’aver capito una parola di quella lingua così lontana.

Arriverò a Istanbul il 20 settembre e il 22 partirò per Konya, città dell’Anatolia dove seguirò tutto il mystic music festival  e poi sarò a Istanbul per tutto Ottobre. Almeno. E poi chissà.

Questo è solo l’inizio…

 

 

Imparo a conoscerti, capitale dell’impero. Mi adatto al tuo modo di scandire il

tempo.

Ventottesimo giorno del mese di Shabban, novecentosettantasette inverni

dopo l’Egira.

Imparo a conoscerti, Byzantium, Nova Roma, Rūmiyya al-Kubrā,

Qostantiniyye, Istanbul, città dall’aria umida e greve. Nelle mattine di cielo

aperto, sogno di alzarmi nel vento e volare, vederti dall’alto, ma il vento è

pesante, zavorrato dal tanfo delle concerie di Yedi Kule, degli opifici di colla,

delle minugia che diventano cordame. Ogni città ha un odore di fondo: Venezia

è muffa e salmastro, Salonicco sa di piscio, Costantinopoli di terra bagnata e

fatica e sogno.

Imparo a conoscerti, città gelida, nelle strade strette e sporche in cui si

gettano venti crudeli. Poyraz soffia da nord, Karayel dai Balcani, Lodos da

meridione. Si dànno il cambio come una squadra di flagellatori, frugano tra i

vestiti, bastonano le ossa senza clemenza. Quando piove, le vie divengono

stagni, e piedi e stinchi affondano nella melma.

Imparo a conoscere i tuoi uomini e le tue donne velate, a cogliere allusioni e

doppi sensi, sotto la crosta sporca del tuo turco, e a immaginare occhi e

sorrisi, oltre le trame sottili del lino.

 

Altai, Wu Ming – Seconda Parte. Tikkun Olam, cap. 10, pag. 155.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...