Voci di anziani (parte 2): dell’Eccidio di Montemaggio, la storia raccontata ad una bambina.

C’era una volta la famiglia Vannoni, famiglia di contadini che durante i bombardamenti si spostò da Poggibonsi verso la campagna di Montemaggio nel comune di Monteriggioni.

-E che ci facevate nonna a Montemaggio?

E s’era sfollati!

Questa parola proprio io non la capivo, ma facevo finta.

Insomma erano lì in questa casa di campagna in una località che si chiama Montamaggio che ignoravo se fosse reale o immaginaria. Ed erano molto poveri. E c’era la guerra. Tutto chiaro fin qui.                               Il problema è che da qui i racconti volano direttamente a questi ragazzi che si erano nascosti in casa loro. Io non riuscivo a capire proprio il perchè ma capivo che ci doveva essere qualcosa di molto grave sotto; fatto sta che questi fascisti da cui si nascondevano cominciavano già da allora a starmi poco simpatici. Anche perchè una cosa era chiara: dovevano certamente aver torto. E perchè

se li trovavano, li ammazzavano!

e per una bambina questo basta e avanza a capire chi sono i buoni e i cattivi. Anche se non capivo bene, la storia doveva pur andare avanti.

Insomma questi ad un certo punto si sparano.

Da qui seguono immagini incredibili di un uomo nascosto nella canna del camino…che

il fascista proprio lì andò a guardare se no quello si salvava poverino

di un’altro nascosto nel pollaio e di armi e spari e di una madre spaventata e bambini cavati dal letto. Avventure incredibili. Fatto sta che questi si sparano e che i giovani partigiani -così li chiamava-, che avevano si e no 20 anni, si arresero

“arrendetevi e avrete salva la vita”

queste furono le parole esatte che si udirono a quanto pare.

E anche qui sospensioni spazio-temporali e mia nonna che dall’emozione scuote la testa e sembra quasi rammaricarsi di qualcosa.

La storia non finisce bene per i buoni che vengono fatti camminare fino in fondo alla strada e poi ammazzati

uno solo si salvò

e qui il mio bis-nonno parte a corsa per il campo e non mi ricordo più perchè e mia nonna continua a scuotere il capo per l’incredulità di essere ancora viva quando suo fratello, che aveva 8 anni, mi racconta che li

avevano già messi in fila insieme ai partigiani. E poi ci dissero di mettere tutte le nostre cose su un carretto e andarcene.

Ecco io a questo punto rimanevo perplessa. Non che la storia mi piacesse particolarmente ma sentivo che c’era qualcosa che valeva la pena ascoltare e soprattutto che mia nonna… voleva proprio raccontarmela quella storia.

Lei che era fiera di essere stata lì, lei a cui cucivano dei bigliettini nell’orlo del vestito che sembra che fossero dei messaggi segreti e vietatissimi:

staffetta

la chiamava quando uno faceva quella cosa lì. Come quella che si faceva a scuola quando facevi ginnastica, solo che era molto pericoloso e lei aveva solo 12 anni. Rischiavi la vita pare e questa storia mi faceva venire una grande voglia di avventura.

Sarà per questo che in adolescenza mi sono divorata i libri dei grandi pacifisti e dei grandi uomini che hanno smosso masse e coscienze. E forse è proprio in omaggio ai miei avi che ho ascoltato tanto le voce dei vecchi contadini toscani e che raccolgo per vocazione le storie degli anziani che siano in rima, in canto o in prose scombussolate.

Un giorno poi, andai in gita con la scuola a Montemaggio senza ancora aver capito che stavo andando a riprendermi un pezzo della mia storia: la guida fece il nome della mia famiglia e io quasi svenni e chiamai mia nonna al telefono. Quando seppe dov’era non riusciva più a parlare e la voce era piena di pianto e poi a raffica ricominciò a raccontare le stesse storie. Fu allora che capii che anche io appartenevo a quel luogo e che la sua storia doveva continuare a vivere.

Mia nonna se ne è andata in questi giorni. Oggi è l’anniversario dell’Eccidio di Montemaggio, la più sanguinosa strage nazi-fascista della Resistenza senese avvenuta il 28 Marzo del ’44, e domani -il giorno dopo come ogni anno…- è il mio compleanno.

Sono passati 68 anni e ancora la storia scorreva limpida nella mente di mia nonna finchè è stata ludica, e le immagini della guerra e di quei giorni sono state fra le ultime ad essere cancellate dalla sua memoria. Montemaggio la segnò per sempre e così forte da segnare in modo indelebile fino a due generazioni successive…e oltre.

Io oggi ricordo mia nonna e ricordo quei giovani che vide morire e ricordo Montemaggio attraverso gli occhi (uguali ai miei) di quella bambina spaventata.

Mi scuso per averci messo degli anni a capire che si trattava della storia più importante che potesse raccontarmi e oggi mi inchino davanti a lei per avermi fatto partecipe della sua preziosa memoria.

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