Il mio articolo su Toscana Folk!

Quest'anno per il Primo Maggio non sono andata in Maremma.
Sì, ahimè…una serie di imprevisti non me l'hanno permesso e ora sento proprio la necessità di parlare ancora di canto in ottava rima ma non ho neanche una foto o un piccolo video da postare. Uff.
Tra poco però, un po' di materiale sul Maggio 2010 arriverà da fedeli collaboratori…intanto per rinfrescarvi le idee su questa tradizione potete leggere questo post.

Nel frattempo volevo parlarvi di Toscana Folk.
Toscana Folk è la rivista del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, un'associazione culturale nata a Firenze nel 1996 che si occupa di conservazione, salvaguardia e ricerca nell'ambito di varie tradizioni legate al territorio toscano ed in particolare al mondo contadino. Si occupa chiaramente anche di ottava rima e per l'edizione del 2010, il presidente dell'associazione Alessandro Bencistà, mi ha chiesto di scrivere un'articolo sulla trasferta bolognese dei poeti per il Festival "Suoni dal Mondo".
Ho accettato con moltissimo piacere e l'ho scritto ripensando con molta gioia a questo piccolo successo. Ve lo copio di seguito e se vi incuriosisce, potete ordinare la rivista sul sito di Toscana Folk dove troverete anche il catalogo con tutti i numeri arretrati e molte altre cose interessantissime per gli amanti delle tradizioni popolari.

Buona lettura. 🙂

  copertina-13

“Suoni dal Mondo” 2009: l’ottava rima va in gita a Bologna.  
      

Per tutti coloro che avessero a cuore la tradizione del canto in ottava rima, sembra che per il momento non ci sia nulla da temere, almeno finché l’Associazione Culturale Lampis “Improvvisar Cantando” continuerà a guadagnare successi come l’ultimo aggiudicatosi in Emilia Romagna. Con sede a Ribolla (Roccastrada, GR), e concentrata principalmente nella figura del presidente Domenico Gamberi, l’associazione si occupa da tempo della sopravvivenza, della salvaguardia e della genuina diffusione del canto in ottava rima, cominciando dal tenere i poeti in stretto contatto fra di loro, fino a mantenere forti rapporti con ricercatori, appassionati e studiosi provenienti da ormai tutto il mondo.
Doveva capitare prima o poi che si incontrassero, l’Associazione Lampis ed il festival bolognese di musica etnica “Suoni dal Mondo” che ogni anno esibisce alcune fra le più particolari tradizioni popolari mondiali, portando in una sala da concerto musiche ed esecutori assolutamente non avvezzi a questo ambiente. Il Festival è ormai alla ventesima edizione ma solo da qualche anno la direzione artistica è curata da Nico Staiti, etnomusicologo e professore all’Università di Bologna che ha voluto fortemente inserire nel programma 2009 una serata dedicata all’ottava rima.  
Con una stretta collaborazione fra lo staff di Bologna e l’Associazione Lampis, lo scorso 6 Novembre  siamo riusciti a portare in trasferta una ricca squadra d’ improvvisatori provenienti dalla Toscana e dell’Alto Lazio: Emilio Meliani, il distinto pisano dalle rime brillanti e taglienti; Umberto “Puntura” Lozzi, salace rimatore della macchia grossetana; Benito Mastacchini,  sensibile poeta anche di rime scritte; Paolo Santini, ottimo improvvisatore di ottave e terzine proveniente da Amatrice e Pietro de Acutis da Roma, esperto suonatore di ciaramelle e poeta dal canto vellutato.
Durante la serata si è facilmente creata un’atmosfera molto simile a quella delle occasioni locali di canto a braccio, grazie anche alla presenza di  Antonello Ricci, abile oratore almeno quanto scrittore, che nei panni di conduttore ha cucito gli interventi dei poeti accompagnando sapientemente gli spettatori nella comprensione della tradizione e del meccanismo del contrasto in ottava rima. Già dall’incontro pomeridiano il pubblico si è espresso in interventi interessati e pertinenti che hanno stimolato i poeti a svelare qualche curiosità sul loro esser vati per “dono di natura” e sui primi approcci che ebbero con la poesia. Tra questi vale la pena di menzionare il  ricordo di Emilio e del suo incontro da ragazzino con il grande poeta Vasco Cai che gli “lanciò” un’ottava “sulla cinquecento rossa a sedere con le gambe di fòri”, ed i racconti del primo apprendistato di Paolo che rispondeva alle ottave stoppando il nastro su cui le aveva registrate.
Durante il concerto serale abbiamo cercato di seguire pienamente la tradizione per mostrarla al pubblico nella sua totalità pur con piccoli assaggi: il contrasto di esordio è stato Il Sole e La Luna, semplice e caratteristico, sviluppato da Pietro e Paolo e di cui voglio riportare l’ultima ottava che contiene un sunto della delicatezza poetica che hanno saputo esprimere:

PIETRO (Luna):
La luna è l’ora di dolci parole
Quando l’amore viene dichiarato
PAOLO (Sole):
se la mattina la pace si vuole
bisogna vede’ un giorno rischiarato
PI:Quando il lavoro ce l’ha troppa mole
Solo la notte cambierà il tuo fato
PA:Ma San Francesco in una sera bruna
disse fratello sol sorella luna.

E mentre i laziali cantavano di amori e chiari di luna sulle loro morbide melodie, ai toscani è toccato misurarsi su un pungente tema di attualità sviluppato in un contrasto fra il discusso ex-governatore del Lazio Marrazzo ed Il Suo Elettore. Altri temi classici hanno trovato spazio nell’auditorium bolognese, come Il Contadino ed il Cittadino e quello inevitabile sulle due regioni di origine dei poeti; ma uno dei piccoli successi della serata è stato riuscire a coinvolgere gli spettatori  locali nell’ iter tipico della scelta dei temi da parte del pubblico attraverso la distribuzione dei tradizionali bigliettini. Fra le proposte degli spettatori, il contrasto La Televisione e La Musa è spiccato particolarmente per l’originalità ma al tempo stesso ha permesso di riagganciarsi al tema tipico del progresso e della tradizione.
Non poteva mancare a questo punto il momento letterario in cui i poeti hanno rivelato quali sono i loro Maestri e raccontato coi versi a memoria il mondo in cui si sono formati; Emilio e Umberto si sono misurati con Dante, mentre Pietro oltre a cantare la prima ottava del Furioso ha voluto spontaneamente omaggiare Bologna con una squisita citazione del Guerrini (“Fiume che scendi giù dal Bolognese/ Fiume dall’acqua cristallina e cheta…”).
Qualche tenera poesia di Benito, tra cui la deliziosa “Porca Miseria”, ed eccoci giunti ai saluti finali. Quelli classici toscani e laziali. Un’ottava a testa, ciaramella e tamburello e una carrellata di terzine. Medea, le Muse, Ulisse e l’Odissea chiamati ripetutamente all’appello nel commiato dei poeti, forse come ringraziamento per aver vegliato anche questa volta per l’intera serata regalando ispirazione ed ottime rime.
Ce l’abbiamo fatta, dico io, che speravo da più di un anno di vedere gli amati poeti nella mia città adottiva. Ce l’abbiamo fatta un’altra volta a portare in gita l’ottava rima e a farla godere e capire. Ce l’ha fatta l’ottava a testimoniare ancora la sua forza comunicativa che dura da secoli e a lasciare un segno anche dove il pane è salato e il vino a tavola è generalmente frizzantino.

Elisabetta Lanfredini

Toscana Folk, n. 14, Aprile 2010.

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