Il coro Hermanos ed il MATrio (Marcello Allulli Trio).

Ecco un progetto a cui sto prendendo parte con molta gioia e che per mancanza di tempo stavo tardando a raccontare.

Si tratta del coro Hermanos, nato da una specie di esperimento avvenuto quest’estate durante i seminari Injazz di Fabriano a cui ho partecipato.
Durante un corso molto particolare di ear training  tenuto da Marcello Allulli, abbiamo studiato delle parti corali che (abbiamo scoperto solo in seguito) avremmo dovuto cantare su alcuni suoi pezzi durante un concerto che avrebbe tenuto durante i seminari con il suo trio.
Di lì a pochi giorni infatti, durante il concerto del MATrio circa una trentina di persone solo al primo accenno dei pezzi  (
!!!) si sono messe a cantare suscitanto grande emozione del pubblico, di Allulli e dei suoi musicisti che erano stati oppositamente lasciati all’oscuro di tutto il "piano corale".

Ed ecco che la cosa diventa sempre più trascinante, il coro diventa parte integrante del progetto ed il MATrio lo vuole a cantare nel loro primo disco.
Detto fatto. Lo scorso 4  Dicembre, circa venti persone sono partite da tutta Italia (Roma, Terni, Perugia, Siena, Bologna, Pordenone…) alla volta di Cavalicco (Udine) per prendere parte alla registrazione del disco.
In quei giorni è nata della musica bellissima ed anche una meravigliosa famiglia sparsa per tutt’Italia.

Io chiaramente ho filmato tutto ed eccovi il trailer del back-stage che ho promesso di realizzare.

;)

Calm’n'Chaos_Urban Papyrus _The first official album

THE ALBUM
Ci siamo…da oggi é disponibile il DOWNLOAD GRATUITO del primo album ufficiale del progetto Calm’n'Chaos!
Andate a scaricarlo ed oltre a sentire della buona musica aiuterete un progetto completamente indipendente. E’ un progetto che Si Vocifera tiene molto a cuore per amicizia e stima artistica ed a cui anche io ho prestato la mia voce.

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Ottave per l’Abruzzo.

Ancora Ottave.

La Festa della Poesia Estemporanea di Ribolla quest’anno si è svolta poco dopo che il terremoto colpisse gravemente l’Abruzzo. Come è ormai noto ai lettori di questo blog, ed agli attenti seguitori dei cantori in ottava rima, è per questi ultimi assolutamente necessario parlare di attualità e guardare, criticare, descrivere attraverso il loro canto in rima.
Ecco un dialogo cantato sul terremoto e sulle responsabilità della tragedia.
Purtroppo la prima ottava del contrasto è andata persa..la sto cercando (è anche un appello), appena la trovo integrerò il video.

I due poeti che affrontano l’argomento sono Benito Mastacchini e Pietro de Acutis, il primo toscano ed il secondo laziale. Due maestri. Due rimatori meravigliosi e melodici cantori che fanno intrecciare e concertare melodie e stili di canto diversi e personali, caratterizzati dalla loro individualità e dalla provenienza geografica.
La Maremma fa questi scherzi. Ti sposti di alcune decine di chilometri ed ecco che le melodie cominciano a mutare, compaiono nuovi abbellimenti e nuove cadenze, diversi stile e modi di rimare.

Buona visione.

Questione di memoria.

E’ solo qualche giorno che è in rete e adesso finalmente sbarca sul blog.
Un piccolo video documentario, a misura di tesi, ma faticoso ritaglio di molte ore di girato ed interviste.
Confezionato, cucito addoso ai suoi protagonisti. I poeti. I poeti a braccio meravigliosi della Maremma, che gentilmente si sono soffermati davanti al mio obiettivo ed hanno lasciato scorrere parole cantate e narrazioni.
Si parla dell’ottava rima, si parla del "Maggio", del fascismo che censura il pensiero ed il canto; si parla con amore dell’amore per la poesia e si narrano i "poeti padri".
Un modesto documentario sulla poesia estemporanea, ma anche una riflessione sulla memoria e sul modo di ricordare. Lascio volutamente che i poeti si contraddicano e  lascio che lo spazio-tempo dei loro racconti sia incerto e che lo spettatore si chieda se un brusco taglio nel montaggio non abbia apportato qualche danno alla cronologia dei fatti. Così è parlare con loro. I ricordi a distanza di anni si mischiano e le emozioni si accavallano. Là dove il vissuto di somiglia e dove si somigliano le sensazioni si crea un bacino di memoria comune.
Questo è valso soprattuto per i discorsi sui divieti e  le strumentalizzazioni fasciste. Il Maggio, dal sapore socialista, durante il Ventennio è vietato. Le improvvisazioni invece sono ripulite da temi "rischosi" e canalizzate verso un’astuta propaganda attuata tramite le diffuse gare di poesia.
Qui, nei racconti dei poeti, i decenni si confondono e si accavallano. La ristrettezza dei temi delle ottave del periodo fascista e l’assoluta impossibilità di critica sociale si confonde con la censura del Dopoguerra, solo in parte di carattere politico ma soprattuto di carattere morale ed etico.
Gli anni scorrono e la memoria sembra guidata dal timore, dallo sdegno e dai ricordi dei divieti. Divieti più forti e quelli meno assoluti, ma che confluiscono insieme in quel bacino di memoria che li accomuna. La mancanza di libertà. Questo sembra essere il sottile filo che cuce il ragionamento della memoria che porta ad una narrazione assolutamente emozionale. Quello che cercavo. Testimonianza. Narrazioni "poetiche" di una lucida esperienza.

Nota: per il titolo del video leggi questo post.

In Toscana canta anche La Befana.

Non ho foto da mostrare. Nè video nè registrazioni della giornata di oggi.
Sono stata a Ribolla per la prima volta da laureata.
La notte fra il 5 ed il 6 gennaio in Maremma si canta La Befana.
Oggi i miei amici ribollini, vestiti di tutto punto da befane e pastori, con fisarmoniche, chitarre e percussioni hanno cantato quartine che ormai mi sono familiari. La radice che mi ha ricondotta alla mia terra sprofonda nel terreno maremmano e si insinua prepotentemente nella mia vita.
Non ho ripreso nè fotografato, ho solo ascoltato ed ho vissuto la festa come una del paese. Mi sentivo nuda senza registratore al collo e quasi imbarazzata a stare fra i piedi senza telecamenra.
Commozione profonda nel sentirmi parte di una tradizione. Nell’averla riscoperta mia.

La Toscana. La Maremma. Il popolo mitico e misterioso degli Etruschi. L’alto Lazio.
Le fisarmoniche. Gli operai. I contadini. Il Primo Maggio, festa della primavera e della lotta.
I modi rudi. Le nacchere. I cappelli di paglia. Il fieno ed il vimini. L’italiano antico.
Carducci. I cipressi. Dante. Guidoriccio da Fogliano. Montemassi. Le balze di Volterra. La Pia dei Tolomei. I Guelfi e i Ghibellini. La voce forte e i canti urlati. Le terre rosse e grigie. La pianura. Il sole a scendere verso Grosseto.

Esplosione di esagerata appartenenza. Centro del mondo interiore.
Questa volta ripartire per l’Emilia Romagna mi mette stranamente in dubbio.
Vado e torno. Prometto. Salirò verso la pianura ascoltando ancora il Coro degli Etruschi.

E ora una chicca: Amalia Rodrigues canta Maremma Amara. Meravigliosa.

Non solo canti: versi a memoria.

Questa è la prima intervista ufficiale che ho realizzato per la mia tesi. Questo bizzarro signore che viene chiamato "Puntura", (per una incredibile e buffa storia che lo ha visto protagonista quando era infermiere), è uno dei poeti improvvisatori in Ottava Rima della zona maremmana, specializzato in particolar modo nel cantare "il Maggio", di cui vi parlerò più avanti.

Come recita il sottotitolo, lui come tutti gli altri, hanno vissuto ben lontani dall’istruzione ufficiale:
in questa prima parte dell’intervista chiedo a Puntura di raccontarmi come era possibile che dalla macchia, dove lavorava come vetturino, fosse arrivato a contatto con alcuni poemi in rima come la Pia De Tolomei, La Genoveffa e con Dante che recita tutti a memoria da quando era ragazzo. Com’è possibile, mi chiedevo, che questa gente che a stento sa leggere e scrivere, conoscosca e conoscesse con questa profondità, -perchè attenzione questa non è una recitazione a pappagallo, questa è comprensione…!-  questi complicati testi in rima.

Vi lascio scoprire la storia di "Puntura" e godere della sua recitazione de La Porta dell’Inferno e de Il Conte Ugolino.

La memoria….. forse è questo il punto, non siamo più abituati a dare valore alla memoria.

Di alcune cose intorno al 25 aprile e alla mia tesi

Sto facendo "sciopero del telegiornale", come dico ai miei amici quando non sono aggiornata sulle notizie…quelle stupide di solito, perchè l’informazione sta altrove.
Scusate, in questo blog non si fa mai politica, non l’ho mai fatta…però si fa arte e l’arte sta dentro la società e se non ne parla non ha senso.

Sto lavorando alla mia tesi sull’Ottava Rima in Toscana e sto incontrando con questo pretesto delle persone meravigliose, gente piena di valori e con un senso civico altissimo;
sono ancora in fase di riordino delle riprese che ho fatto, presto spero di riuscire a postare qualcuna delle loro magnifiche improvvisazioni.

Di questi tempi, ed ancora di più intorno all’appena passato 25 aprile mi sto chiedendo che forma avesse l’Ottava Rima durante la Resistenza; i Partigiani cantavano, questo è noto, ma continuarono ad improvvisare in quel periodo? Lo scoprirò, su questo verteranno le mie prossime interviste.

A proposito dei canti dei Partigiani e della bellezza di questa gente che sto incontrando, che mi sta facendo emozionare e vibrare profondamente proprio come quando senti di aver ritrovato una radice, voglio condividere con voi questo video trovato casualmente su YouTube.

La mia Waltz for Debby

Vi ricordate questo Post su Waltz for Debby? In quel periodo stavo riflettendo su come interpretarla e quale colore e mood darle.
Finalmente ho trovato il tempo per pubblicare questa mia versione, già pronta da un po’.

Non starò qua a raccontarvi le mie scelte, sentitela e capirete…vi dico solo che il testo è rimasto in inglese, almeno per questa versione; il mood è molto più intimo delle versioni che conosco, alla fine è uscita così, un canto delicato che accompagna questa bimba che cresce…


Maria Bethania

Finalmente ho trovato delle parti di questo bellissimo video di Maria Bethania che mi ha fatto vedere Fabrizia a Roma e su cui abbiamo riflettuto insieme.

Il primo pezzo del video, "Oração ao Tempo", è di Caetano Veloso, suo fratello, lei lo interpreta in maniera meravigliosa;
quello che mi impressiona è soprattutto l’uso delle parole, il peso che dà ad ogni cosa che dice, non ogni pensiero:     ogni      parola.
Sta sul palco come una regina, l’esile figura domina tutto il palco; sguardo, volto e movimenti riempiono lo spazio e il suono di mille significati.

E poi il suono: ogni parola risuona nel corpo, come le voci popolari, niente è vezzo ma tutto è significato.

Sciamanica, meravigliosa.

:)